Guerriglia e roghi, la capitale nel caos
di Annalisa D'Aprile wROMA Non erano una manciata di teppistelli quelli che ieri hanno tenuto in scacco Roma per oltre cinque ore. Non erano piccoli gruppetti isolati di black bloc. Ma centinaia di ragazzi "incappucciati" armati di petardi, fumogeni, molotov, pietre, mazze. Coordinati tra loro come una formazione che sa quando entrare in azione, hanno tenuto in ostaggio un corteo, quello pacifico, di migliaia di persone. E nel giro di due ore, dall'inizio della manifestazione degli Indignati, hanno messo a ferro e fuoco la città. L'incendio del blindato dei carabinieri in cima alla storica piazza del Concertone del Primo maggio, con l'agente al posto di guida che si salva per un soffio gettandosi giù dal mezzo accade dopo le 18 ed è solo la coda di una guerriglia iniziata quasi tre ore prima. Alla fine del pomeriggio il bilancio è devastante: settanta feriti, la piazza simbolo della sinistra sembra ed è un campo di battaglia. Un tappeto di sanpietrini divelti copre tutto il raggio della piazza, l'aria è acre del fumo bianco e irrespirabile dei fumogeni sparati dalle forze dell'ordine, l'asfalto bagnato dall'acqua degli idranti che i mezzi blindati hanno sparato sui facinorosi cercando faticosamente per quasi tre ore, di disperderli. Gli incappucciati tirano pietre e bombe carta, i militari arretrano, non caricano, come se l'ordine fosse quello di non "fare male", di non reagire troppo. Lo scontro è duro, violento, estenuante. A terra c'è di tutto: vetri rotti di macchine e di vetrine di negozi (ormai chiusi), bottiglie di plastica, pali e cartelli stradali divelti, transenne, cassonetti dei rifiuti. La stessa scena di distruzione si estende nelle vie intorno: via Labicana, via Merulana, piazza Vittorio e ancora più su, verso Termini, in via Cavour dove tutto ha preso il via poco dopo la partenza del corteo da piazza della Repubblica. Prima delle 14.30 ha inizio la marcia degli Indignati. La Roma politica, quella dei palazzi del potere, è blindata. La Roma del centro, quella dei monumenti e, soprattutto, del passaggio del corteo no. I black bloc si infiltrano senza problemi. Gli incappucciati entrano in azione spaccando i vetri di Suv e Mini Minor, e sfondando le vetrine delle banche in via Cavour. Ma il primo attacco, la bomba carta contro una macchina in via Cavour arriva poco dopo le 15. Non c'è polizia. I pompieri ci mettono un po' ad arrivare. L'auto è ormai sciolta dalle fiamme quando i vigili del fuoco tirano fuori gli idranti. Trecento metri più giù c'è un Suv che brucia. È solo l'inizio. Un ragazzo del corteo pacifico con il megafono alla mano invita a proseguire, a non fermarsi a guardare, a continuare a marciare. Intanto nei vicoli laterali i black bloc si appostano, preparano le azioni successive. Quando i manifestanti sono all'altezza del Colosseo avviene l'infiltrazione più massiccia di incappucciati. Schierati in un monoblocco camminano compatti. Si avvicinano ai prossimi obiettivi. Via Labicana: attaccano il Centro di Rifornimento dell'Esercito, vanno a fuoco le auto parcheggiate lì sotto e i due appartamenti soprastanti, abitati da militari in pensione (tutti in salvo). Distrutta una sede dell'agenzia di lavoro interinale Manpower. Saccheggiato un supermercato. Assaltata e profanata anche una parrocchia, San Marcellino e Pietro (tra via Labicana e via Merulana) dove la statua della Madonna è stata frantumata. Una bomba carta viene lanciata anche contro l'ex sede dell'Agenzia delle entrate in via Labicana, dove altre due auto vengono date alle fiamme. I black bloc spaccano anche ogni vetrata di banca che trovano sul loro percorso. Poi il solito sistema: si disperdono nelle strade laterali. Preparano un altro agguato. Sono circa le 17. Questa volta la tensione si concentra tra viale Manzoni, dove vengono alzate barricate di cassonetti della spazzatura, e piazza San Giovanni, dove per le due ore successive si scatenano gli scontri più violenti. Le furie nere ingaggiano una lotta contro i blindati della polizia, prendono d'assalto le camionette, tirano petardi, sassi e sanpietrini come fossero proiettili. Le forze dell'ordine caricano, sfondano coi blindati le transenne, i cattivi arretrano ma poi tornano alla carica. I blitz da dietro le barricate si consumano nel fumo che brucia in gola. Poi il fuoco arriva a lambire la Basilica del Laterano: è il blindato dei carabinieri che fiammeggia. È ormai buio. Gli incappucciati si disperdono. La piazza è irriconoscibile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA