E il corteo pacifico applaude la polizia
di Pietro Barghigiani wROMA I violenti si sono presi la scena. Hanno fatto notizia oscurando ragioni e sentimenti di chi, in modo civile, avrebbe voluto sfilare rivendicando il diritto a una scuola che formi, a una società che dia un lavoro, a una politica sottratta al giogo della finanza mondiale e capace di sconfiggere il precariato. A fine giornata lo sdegno ha prevalso sull'indignazione. I ripetuti episodi di teppismo iniziati nel primo pomeriggio e andati avanti fino a sera hanno cancellato lo spirito barricadero, ma pacifico, che aveva arruolato sullo stesso fronte decine di migliaia di persone. Studenti, precari, gente con un lavoro o in cerca di occupazione pronta a sintonizzarsi sull'onda emotiva che vuole una vita senza ipoteche sul futuro. Quando si sono verificati i primi atti vandalici la parte sana del corteo ha reagito cercando di allontanare i provocatori che alla fine sono riusciti a rovinare la manifestazione. Dopo aver assistito ad alcuni saccheggi in via Cavour da parte di incappucciati un gruppo di manifestanti ha fermato e consegnato alla polizia tre black bloc . Altri, appartenenti al movimento No Tav, sono entrati nello spezzone dove c'erano centinaia di giovani col volto coperto e vestiti di nero, per togliere dalle loro mani alcune bandiere No Tav che sventolavano. Noi non condividiamo quello che avete fatto - ha detto un anziano manifestante a un giovane vestito di nero - queste bandiere non sono vostre. Lungo il percorso, alla testa del corteo, con una frequenza sempre più allarmante, sono arrivate le notizie di auto incendiate e vetrine in frantumi. Un manifestante, Piero Sonzogno, di Savona, dopo aver visto i cassonetti a fuoco ha imprecato contro i vandali in fuga. Uno del gruppetto è tornato indietro e gli ha sferrato una bottigliata in testa lasciandolo a terra sanguinante. Le scene di chi ha urlato tutta la sua rabbia contro i violenti sono state numerose. A partire dalle 17, e per oltre due ore piazza San Giovanni, storico approdo di manifestazioni sindacali e democratiche, è stata un campo di battaglia. Da una parte le forze dell'ordine con polizia, carabinieri e Guardia di finanza in assetto antisommossa e dall'altra i teppisti pronti a incendiare e a lanciare una selva di sampietrini divelti dal selciato. Alla fine degli scontri piazza San Giovanni sembrava bombardata. Nell'area, però, c'erano anche centinaia di giovani che urlavano tutta la loro rabbia contro i violenti e più di una volta hanno applaudito quando i vandali venivano fermati con gli idranti. Un giovane si è fatto avanti con le braccia alzate muovendosi nella guerriglia tra fumogeni, sassaiole e incendi. Si è arrampicato sulla parte anteriore di un blindato e ha messo dei fiori sulla grata di protezione. Un gesto, come tanti altri, che, tuttavia, si è perso in una giornata di follia distruttrice. Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani Democratici, con Rete Universitaria Nazionale e Federazione degli studenti, distingue le aspettative di chi era al corteo: Noi siamo il 99%. Tanti ragazzi e ragazze, in modo assolutamente pacifico, hanno dato vita ad un grande manifestazione purtroppo sfigurata dalla violenza cieca e pianificata dei nemici della democrazia.Siamo rimasti molto colpiti dalla maggior parte dei manifestanti pacifici che hanno espulso più volte dal corteo i violenti. È il segno di una piazza consapevole che vuole allargare gli spazi della democrazia e non farli restringere. Ci impegneremo affinchè la violenza di pochi non oscuri le ragioni di quel 99% che oggi era a manifestare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA