Fiducia, Berlusconi si salva con 316 voti
di Gabriele Rizzardi wROMA L'agguato è fallito. Le opposizioni hanno fatto una figuraccia. Sono passate da poco le 14 e Silvio Berlusconi esulta. I numeri, ancora una volta, sono dalla sua parte e la fiducia passa alla Camera con 316 sì e 301 no. L'opposizione prova a giocare la carta del numero legale ma l'operazione non va in porto e nel pomeriggio il Cavaliere sale al Quirinale per dire al capo dello Stato che adesso il governo può contare sull'appoggio di una maggioranza assoluta e dunque può fare tutte le riforme promesse. E pazienza se Napolitano fa notare che l'eccessivo ricorso al voto di fiducia comporta una inaccettabile compressione delle prerogative delle Camere. Ma Berlusconi vuole cacciare definitivamente il fantasma del governo di transizione tanto caro a Bersani e Casini e ogni mezzo è buono. La vittoria, questa volta, è netta perchè la fiducia passa con 7 voti in più della maggioranza richiesta (che era a 309) e il governo riesce a disinnescare l'agguato organizzato dalle opposizioni: non votare alla prima chiama nella speranza che grazie ai dissidenti e ai malpancisti del Pdl non si raggiungesse il numero legale e si invalidasse la votazione. Un piano che però è fallito. Anche perché, per tutta la matinata, Denis Verdini ed altri esponenti della maggioranza hanno dato la caccia agli ex o agli incerti del Pdl. Per tutti lo stesso messaggio: se cade il governo si va al voto e non sarete ricandidati. L'opposizione assicura che per convincere gli indecisi, Berlusconi avrebbe messo sul piatto nuove poltrone e l'infornata di promozioni (due posti da viceministro e due da sottosegretario) decise ieri dal consiglio dei ministri fanno sorgere il dubbio che non si tratti di una coincidenza. Le nuove nomine sono uno scandalo. La maggioranza si comporta come se avesse aperto un banco al mercato di Porta Portese sbotta Bersani, per il quale il governo morirà di fiducia. Duro anche il commento di Lorenzo Cesa (E' uno schiaffo ai cittadini) mentre Pier Ferdinando Casini assicura che il Cavaliere ha giocato sporco con i malpancisti del Pdl e vede il voto più vicino. La strategia di Berlusconi è chiara: andare avanti fino a quando lo scioglimento delle Camere sarà possibile per votare nei primi mesi del 2012. Sulla questione interviene anche Antonio Di Pietro, che vede solo una maggioranza numerica. Sulle cifre, in mattinata, era intervenuto anche il premier per il quale non era importante arrivare a quota 316, cioè alla maggioranza assoluta che rende il governo autosufficiente. L'importante è che vinciamo sulla sinistra spiega Berlusconi, che parla di maggioranza coesa ma in realtà perde per strada quattro deputati che fino ad oggi lo hanno sostenuto: gli scajoliani Giustina Destro e Fabio Gava, l'ex responsabile Luciano Sardelli (passato ieri al gruppo misto) e il dissidente del Pdl, Santo Versace. Il governo può andare ancora avanti ma le fibrillazioni nel Pdl non accennano a diminuire. E Claudio Scajola continua a fare pressing sul Cavaliere affinché ci sia una svolta, un atto di discontinuità, un allargamento della maggioranza. Dopo la fiducia c'è bisogno di fare un grande cambiamento altrimenti le assenze in aula si moltiplicheranno e andremo tutti a sbattere avverte il potente parlamentare ligure ed ex ministro, che alla Camera controlla un piccolo esercito di deputati. Il voto di ieri è comunque destinato a riportare un po' di serenità nella maggioranza ed anche i leghisti possono tirare un sospiro di sollievo. Roberto Maroni parla di un voto che dà vigore e fiducia al governo ma si dice comunque pronto al voto mentre Umberto Bossi assicura di non aver temuto neppure per un minuto che il governo non ce la potesse fare (Appena sono arrivato alla Camera ho capito che la fiducia sarebbe passata) ma fa capire che il futuro del Cavaliere è nelle sue mani: Berlusconi andrà al voto quando lo decido io.... ©RIPRODUZIONE RISERVATA