Cancella le scritte dalle panchine
PAVIA I ragazzi continuano a scrivere sulle panchine di piazza Botta, ma lei non demorde. Armata di spugne, solventi e qualche volta pietre, con olio di gomito e pazienza continua a cancellare le scritte. Lo faccio da anni, racconta la signora, che abita in uno dei palazzi intorno alla piazzetta incastonata tra alberi e tribunale. Passa in rassegna pallidi aloni, scritte di writers professionali e perditempo. Poi indica l'albero, dove sulla corteccia resta ancora una scia di lettere rosate. Sanno che cancello tutto e hanno iniziato a incidere le scritte sulla corteccia. Iniziali, cuori, ma anche semplici parole e nomi. La signora non rinuncia a parlare con i ragazzi che popolano la piazzetta: Ho provato tante volte a farli ragionare _ spiega la signora mentre con la pietra e il solvente cerca di togliere una scritta più ostinata del solito _ Io ho provato a chiedere perché, invece di rovinare questo posto, non si scrivono più lettere d'amore. Mio marito me ne scriveva di lunghissime, ce le ho ancora dopo 50 anni di matrimonio. Le leggo ancora adesso. E invece queste scritte se ne andranno. Ha provato anche a convincerli a lasciare bigliettini sull'albero. Lei cancella le scritte perché, spiega, Non è giusto che qualcuno rovini una cosa che è di tutti. Questa piazza, queste panchine sono mie, di quei ragazzi, di ogni pavese. E ognuno dovrebbe avere a cuore i beni comuni. Torna a strofinare. Poi prende la borsa di carta beige con il materiale per la pulizia e va a comprare un prodotto più potente della scritta che non si cancella. Alla fine sono più forte io. (a.gh.)