«Patto con l'Agenzia entrate per limitare i rischi evasione»
PAVIA Cerchiamo di essere competitivi sui costi delle tasse universitarie non dimenticando di trovare, in accordo con chi deve eseguire questi controlli, nuovi sistemi di verifica tra reddito Isee dichiarato, rette pagate e reali condizioni familiari. Il professor Lorenzo Rampa ha tra le mani il rapporto di Federconsumatori sul livello dei costi universitari a carico delle famiglie. Lo analizza, lo giudica ragionevole e realistico anche se la suddivisione fatta tra facoltà e fasce di reddito non rispecchia la situazione pavese. L'Università di Pavia, infatti, ha quattro aree di contribuzione (due per le facoltà umanistiche e due per le scientifiche). Queste quattro aree si incrociano con una sessantina di scaglioni Isee (la tabella si trova nel sito dell'ateneo alla voce tasse studentesche): viene così determinato quanto devono versare gli studenti di contributo universitario. Ci sono poi dei costi fissi suddivisi in sei voci : a) tassa d'iscrizione 190 euro; b) tassa Regionale per il Diritto allo studio, 100 euro; c) imposta di bollo, 14,62 euro;d) Rimborso spese per servizi agli studenti 127 euro; e) assicurazione integrativa infortuni, 6,90 euro; f) Contributo per il Fondo per la Cooperazione e la conoscenza, 2 euro. Nel rapporto Federconsumatori Pavia risulta più cara di Milano nella fascia massima di reddito per le facoltà scientifiche. Su questo dato – replica il professr Rampa – si devono fare delle correzioni. Per iscriversi alla nostra facoltà di Medicina, la più onerosa a livello di tasse studentesche, la quota massima si attesta a 3.388 euro che è al di sotto dei 3.475 euro di Milano. E' un tetto che ci siamo imposti proprio per sostenere la concorrenza dell'ateneo metropolitano. Anche sulle altre differenze di costi, registrati dal rapporto sui costi, il calcolo andrebbe rifatto nel dettaglio, caso per caso. Dove, invece, il professor Rampa sottoscrive il dossier di Federconsumatori, è al capitolo: tasse universitarie e furbi dell'Isee. E' una nota dolente su cui non abbiamo alcun potere discrezionale – risponde il vice-rettore – se si arrivasse alla reale liberalizzazione dei criteri di valutazione dei redditi, si potrebbe distinguere tra lavoro autonomo e lavoro dipendente. Ma dobbiamo attenerci, come le altre realtà universitarie, ai redditi Isee denunciatii basati sull'Irpef, dove è noto che esistono ampie sacche di elusione e vasione. Rette dunque ingiuste e disuguali per tutti? Rampa non ci sta.Ci sono strumenti di verifica che stiamo adottando – risponde – Sono controlli a campione, per ora. Ogni volta si trovino forti discordanze sul reddito dichiarato, vengono segnalate all'Agenzia delle Entrate per i provvedimenti fiscali di loro competenza. Presto, però, potremmo arrivare a un accordo operativo con la Finanza e l'Agenzia per rendere ancora più sistematici e profondi questi accertamenti.