Senza Titolo
PAVIA Vogliamo credere davvero che quei soldi servivano per la pizza e la birra? Che Mimmo Galeppi, dicendo di averli intascati, avrebbe truffato nientemeno che l'ex direttore sanitario dell'Asl? Non possiamo credere a questa favola. L'alternativa è credere che ci sia stato un inquinamento grave della vita democratica di questa città. Il pubblico ministero Paolo Storari cerca di ribaltare il pronostico che alla vigilia della sentenza dava già per persa la battaglia dell'accusa. Un pm disposto a vendere cara la pelle prima di vedere crollare l'impianto messo insieme con indagini di mesi. Nella requisitoria, che si è conclusa con la richiesta di una pena a due anni per Trivi e per Chiriaco, Storari ha giocato tutti gli assi di cui disponeva. Compresa la richiesta, arrivata a tempo scaduto, quando il dibattimento era già chiuso, di acquisire, come prova, altri documenti e fotografie. Ma a nulla è valso il richiamo alla giurisprudenza e a sentenze del passato per dimostrare che la corruzione elettorale non richiede che si identifichi l'elettore. Su questo stesso tema, ma visto da una prospettiva opposta, hanno insistito gli avvocati delle difese, Oliviero Mazza e Nico D'ascola (per Chiriaco) e Massimo Pellicciotta (per Trivi): Non è stato individuato un solo elettore che avrebbe preso i soldi. Quindi il processo si chiude qui. Qualche mormorio si è levato dal pubblico quando Storari ha tirato in ballo alcune intercettazioni di Chiriaco, dove si parla anche di un presunto traffico di lauree odontoiatriche legato alla 'ndrangheta. Ma questo processo ha dimostrato che la verità dei pm non è assoluta – sono state le parole della figlia di Chiriaco, Eva, al termine dell'udienza –. Sono contenta per il risultato. Ovviamente per mio padre la strada è ancora lunga. (m. fio.)