Pavia è come Prato Sempre più affari con capitali cinesi

di Fabrizio Guerrini wPAVIA Pavia come Prato: chi produce e vende abbigliamento parla sempre di più straniero, soprattutto cinese. Uno studio della Fondazione Leone Moressa, che si occupa di studi economici, conferma il trend: Pavia, con un più 17,7 per cento fa registrare, insieme a Prato, il più cospicuo incremento di imprenditori stranieri a livello nazionale. Il dato rispecchia quello segnalato a giugno dalla Camera di Commercio di Pavia. Se si considera nello specifico, il campo tessile-abbigliamento , dove opera il 94, 5 per cento dei cinesi titolari d'impresa in provincia di Pavia, il dominio orientale è evidente. Dalla ristorazione si è passati via via al vestiario, passando per elettrodomestici, suppellettili e materiale elettrico rigorosamente low cost: la strategia commerciale della Cina formato Pavia è ormai chiara. E l'espansione non è finita.Carlo Bottarelli, è il direttore di Pavia Export. Proprio in questi giorni è stato nominato vicepresidente dell'Agenzia per la Cina, una società on sedi a Milano, Shangai e Tienjin dove gestisce due edifici Italian trade center. Presidente della società di mediazioni internaziobnali è un italo-cinese, Armando Tschang. Domani Bottarelli partirà per Canton per un nuovo viaggio d'affari, destinato a incentivare i rapporti commerciali tra le due realtà, quella pavese e quella complessa e vastissima della Cina. Tra i contatti in programma, durante questa nuova missione, anche quelli tra i titolari di una azienda pavese, che opera proprio nel campo dell'abbigliamento, con possibili futuri soci cinesi. E non è un caso isolato e, in realtà, non riguarda solo l'abbigliamento. Anche in questi giorni mentre sto preparando il viaggio in Cina - osserva Bottarelli – diversi imprenditori pavesi e titolari di aziende mi chiamano per sapere se possono esserci sbocchi per i loro prodotti. Non di rado, però, mi chiedono se non ci sono imprenditori cinesi disposti a rilevare la loro azienda. Può essere questa l'altra faccia della crisi: cedere attività a chi ha i capitali per farlo. E, se non si possono cedere, si affittano gli spazi e le licenze come avviene per tanti ambulanti. Il segmento di mercato in cui il capitale cinese si sta inserisce è passato da quello della ristorazione a quello dei prodotti a basso costo, siano essi vestiti o, ad esempio, lampadine. Quelle che a Voghera commercia Chen Aijun che, dopo aver ceduto a un connazionale il proprio ristorante cinese, ha aperto un negozio di elettronica. Chen ha creato un suo marchio che identifica strumenti elettronici e lampadine a basso consumo, che importa dalla Cina , ma vengono certificate in Germania . Vendute poi a Voghera. In Oltrepo, come a Pavia e in Lomellina, sono diversi i negozi cinesi che si presentano come empori dove è possibile trovare di tutto. Subentrano negli spazi lasciati liberi da esercenti pavesi come è accaduto, di recente, anche a Stradella dove sono ormai tre i market orientali . La forza d'urto commerciale è rappresentata dall'abbigliamento. Prezzi bassi, qualità da decifrare, ma una clientela che si sta allargando, in gran parte rappresentata da stranieri provenienti da altre nazioni. Il commerciante e il manager cinese si fanno così strada in provincia di Pavia con le loro regole del gioco. Un recente studio della Camera di commercio di Milano indica i valori di un manager cinese rispetto a quello italiano. Sullo scopo di un affare l'italiano guarda a un risultato subito economicamente interessante, il cinese al rispetto di amici comuni e a logiche di lungo periodo. Come dire: il futuro lo sentono loro e hanno soldi per investirci.