Pavia, meno Pil e più cassa integrazione
Come nel 1929, la crisi sarà lunga. Allora è finita nel 1944, 15 anni dopo e con una guerra mondiale in mezzo. Andrea Locatelli, docente di storia economica alla Cattolica di Milano ha lanciato diverse provocazioni ai lavori Cisl. Ma l'attuale fase recessiva – ha spiegato – è legata alla crisi di un modello economico nato negli anni Ottanta . Erano gli ani di Reagan e della Thatcher. La ricetta era quella liberista di ridurre il più possibile l'ingerenza dello Stato negli affari economici, abbasando contemporaneamente le tasse. E' quello il momento in cui le realtà finanziarie acquisiscono sempre più potere mentre si indebolisce la capacità degli Stati di regolamentare i mercati mondiali. Che fare, dunque di fronte a un sistema di sviluppo che si sta incrinando? Per l'economista diventa indispensabile difendere il reddito con una diversa politica fiscale che favorisca le famiglie , garantendo il lavoro per le nuove generazioni. Decisivo contrastare il crollo del potere d'acquisto che è una delle conseguenze più pesanti dell'attuale crisi economica. di Fabrizio Guerrini wVOGHERA La provincia di Pavia produce sempre meno e ha ricominciato a chiedere aiuto per chi resta senza lavoro: Pil in caduta e cassa integrazione in ripresa. E di fronte dieci anni, almeno, di crisi severa. La Cisl ha convocato ieri a Voghera il proprio Consiglio generale dove sono emersi gli spunti per le future mobilitazioni sindacali. Presenti il segretario regionale, Gigi Petteni e quello confederale, Anna Maria Furlan. Un economista della Cattolica di Milano(Andrea Locatelli) a disegnare il contesto nazionale e internazionale. Con un flash preoccupante sulla Lombardia. Nei prossimi tre anni il Pil, ovvero il Prodotto interno lordo (ciò che una zona con i suoi abitanti produce) scenderà dall'1,9 per cento all'1,3. Anche i consumi lombardi sono previsti in discesa dall'1 per cento allo 0,8. In questo quadro si inserisce la situazione della provincia di Pavia. Per il pavese si parla di un Pil già sotto l'un per cento. E quello di Pavia era già il Pil più basso di Lombardia. Nel 2003 ogni pavese produceva 22.609 euro contro i 29mila di Mantova , i 24 mila di Cremona o i 35 mila di Milano. Sei anni dopo, nel 2009, Pavia aveva cresciuto il proprio Pil a 26.111 euro, restando, comunque, il fanalino di coda del treno lombardo, insieme alla provincia di Lodi, ferma a 25.799 euro. E proprio, nel 2009, una ricerca del Sole 24Ore su benessere e capacità produttive, collocava la provincia di Pavia all'85esimo posto in Italia a pari merito con Reggio Calabria, ai piani bassi della classifica.. Conteggiando il Pil, le province che stavano bene presentavano un indice superiore a 100 (Forlì in testa a tutte con 170,4), quelle messe male un indice inferiore: Pavia era precipitata a quota 79, con un meno 34 sul Pil. E lo scorso ano il Prodotto interno lordo pavese è sceso ancora a 26.266 euro per abitante. A Varese è cresciuto (29.533), così come a Como (27.722), a Sondrio (31.349), a Bergamo (31.979), Mantova (31.521 euro). Solo Lodi ha fato peggio, scendendo a quota 25.730 euro/abitante. La provincia di Pavia produce sempre meno beni perchè il tesuto industriale e più debole. Segnali d'allarme colti dal sindacato: Dopo un periodo di frenata è tornata a salire la cassa integrazione, le industrie sono in sofferenza osserva Carlo Gerla, segretario provinciale della Cisl. I numeri parlano chiaro. La Cassa integrazione in deroga, quella dei casi occupazionali senza ritorno (fabbriche chiuse o che sono già ricorse a tutti gli altri ammortizzatori sociali), è di nuovo in crescita in provincia di Pavia: più 5,6 per cento. Rispetto al trimestre precedente si è passati da 523.530 ore alle 562.546. Ma è il comparto industriale quello che offre il risconttro peggiore: un'impennata del 64,5 per cento che è la più alta di Lombardia insieme a Brescia. A Como è scesa dell'81,9 per cento , così a Cremona (31,5 per cento). Ci sono, insomma, indicatori che spingono il si ndacato a chiedere agli enti locali e alla politica un'attenzione maggiore. Penso alle politiche urbanistiche troppo esasperate – osserva Gerla – che hanno portato a cantieri fantasma e al collasso del mattone provinciale. Sullo sfondo c'è la crisi economica nazionale e le risposte che la Cisl chiede. Una, tra le altre: tassare i proprietari d'immobili che non siano la prima casa o quella destinata ai familiari. A Pavia verrebbero colpiti i redditi creati dal business degli affitti studenteschi. Gerla annuisce: Certo. perchè chi guardagna non producendo lavoro deve contribuire a sostenere lo sviluppo. La crisi, ripete l'economista invitato a Voghera, sarà lunga nei suoi effetti. Ed è proprio su questa considerazione che una partecipante ai lavori ha posto la sua d.omanda: Visto come vanno le cose, finirà che per dare un lavoro a mio figlio dovrò andare in pensione io?. Tra il pubblico qualcuno le risponde a bassa vice. E potrebbe anche non bastare.