E' morto l'imprenditore Grossi Non ha retto al trapianto di cuore
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Da qualche giorno era ricoverato nel reparto di Rianimazione III del San Matteo, accanto alla Cardiochirurgia dove l'équipe del professor Mario Viganò, nelle scorse settimane, gli aveva trapiantato il cuore. L'imprenditore Giuseppe Grossi, 64 anni, "re delle bonifiche" finito nell'inchiesta milanese su Montecity-Santa Giulia, è morto ieri pomeriggio, intorno alle 14 per una complicazione a quanto sembra indipendente dall'esito del trapianto che, invece, era riuscito. Aveva attraversato due anni di indagine, era stato in carcere e ora stava affrontando il processo, in attesa di giudizio, sorretto però da un cuore malato, zoppicante. L'unico rimedio al suo gravissimo stato di salute, giudicato incompatibile con una permanenza in cella, era il trapianto. E il cuore tanto atteso è arrivato. Ma il suo fisico era ormai profondamente debilitato. Oggi la sua salma lascerà il San Matteo. Giuseppe Grossi, classe 1947, era un uomo potente, a capo del gruppo Green Holding. Aveva intrecciato negli anni legami con politici e imprenditori, ottenuto appalti milionari. Si narra della sua passione per gli orologi da collezione per i quali, è emerso durante l'inchiesta dei pm milanesi, avrebbe speso nel corso degli anni 6 milioni e 400mila euro. E della passione per le auto d'epoca che, si diceva, facesse accendere da un autista ogni mattina. Alla festa del suo 60° compleanno, nel 2007, hanno partecipato Roberto Formigopni, Paolo Berlusconi e l'ex ragioniere di Stato Andrea Monorchio. Era un uomo influente Grossi, capace di gesti generosi con gli amici. A Giancarlo Abelli, parlamentare pavese a cui era legato da decennale amicizia, prestava l'aereo personale per recarsi a Roma. Nei guai era finito per le bonifiche nell'area Santa Giulia, a MIlano. Era stato arrestato il 20 ottobre 2009 insieme a Rosanna Gariboldi, all'epoca assessore provinciale di Pavia. Dopo essere stato posto agli arresti domiciliari dal tribunale del Riesame proprio a causa delle sue condizioni di salute, Grossi aveva ottenuto la remissione in libertà dalla Cassazione il 16 aprile 2010. Aveva poi proposto un accordo di patteggiamento, che però lo scorso 14 dicembre era definitivamente saltato nonostante il risarcimento di 22 milioni versato all'Agenzia delle entrate. In quella data l'imputato era stato rinviato a giudizio. L'avvio del processo il 2 febbraio era saltato e il dibattimento aveva ripreso il via il 16. quando i giudici avevano ritenuto che l'attesa del trapianto non fosse un impedimento.