Morì al San Matteo con le gemelle Dieci medici saranno processati
di Maria Fiore wPAVIA Due procedimenti diversi, ma stessa accusa. E non è da escludere che i quattro medici che si presenteranno in tribunale il 12 gennaio, per rispondere di procurato aborto colposo in relazione al caso delle gemelline morte al San Matteo insieme alla madre, possano chiedere un unico processo, insieme ad altri sei ginecologi, per i quali invece il processo è stato fissato per il primo marzo. Sono in tutto dieci, dunque, i medici rinviati a giudizio per quella vicenda, avvenuta a gennaio del 2010. Quando Imane Quaous, una 26enne di origine marocchina all'ottavo mese di gravidanza, morì insieme alle due figliolette che portava in grembo. I primi a comparire davanti al giudice, a gennaio, sono i due neurologi del Mondino Maurizia Maurelli e Cristina Cavalletti, che avevano visitato la paziente, e i due medici otorinolaringoiatra del San Matteo Elina Matti e Antonio Occhini, che avevano diagnosticato alla donna, in seguito alle visite, una neurite vestibolare, mentre l'autopsia chiarì che fu un medalloblastoma cerebellare, cioè un tumore fulminante al cervello, a uccidere la mamma. A marzo, invece, saranno in aula i ginecologi, a cui è stato notificato pochi giorni fa un decreto di citazione diretta a giudizio dal pubblico ministero Roberto Valli, che ha curato l'inchiesta. Lo stesso magistrato aveva chiesto in un primo momento l'archiviazione per i ginecologi, ma il gip Anna Maria Oddone si era opposto. A processo, dunque, vanno il direttore del reparto di Ostetricia e ginecologia del San Matteo Arsenio Spinillo, e i ginecologi del Policlinico Luciana Babilonti, Fausta Beneventi, Giorgia Gaia, Francesca Perotti e Laura Montanari, che ebbero modo di visitare la paziente. Tutti devono rispondere della morte delle gemelline, mentre era stata già annullata l'accusa di omicidio colposo in relazione alla madre: secondo i magistrati i medici non avrebbero avuto alcuna responsabilità nella morte della donna, affetta da una patologia che non lascia scampo. Secondo la perizia che era stata disposta dalla Procura, anche una tempestiva e corretta diagnosi del tumore non avrebbe permesso di salvarle la vita. Gli avvocati della difesa (Alessandra Stefano per Spinillo, Babilonti, Beneventi e Perotti; Carlo Enrico Paliero per Maurelli; Cristina Passiatore per Matti e Chiara Pedrazzi per Occhini) cercheranno di smontare anche la contestazione di procurato aborto. In occasione dell'avvio del processo, il marito della donna, Ibrahim Et Tori, rappresentato dall'avvocato Gianfranco Ercolani di Voghera, si costituirà parte civile. Non è da escludere che siano chiamati in causa, come responsabili civili, anche il Policlinico e il Mondino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA