Piccole imprese travolte dai debiti

VENEZIA Le imprese soffrono e crescono le insolvenze bancarie che nel giro di un anno hanno avuto una impennata del 40%. A fine luglio l'ammontare complessivo delle somme non restituite alle banche italiane ha superato i 74,5 mld di euro, con una crescita rispetto allo stesso mese dello scorso di 21 mld. A fornire il quadro delle difficoltà ancora presenti nel settore impresa è la Cgia di Mestre, indicando anche le regioni a maggior sofferenza, dove così diventa più alto il rischio del ricorso a finanziamenti illegali per continuare a sopravvivere. La situazione più grave si è registrata nel Lazio dove nell'ultimo anno l'aumento delle insolvenze è stato del +70%. Male anche la Sicilia (+62,5%) ed il Molise (+60,8%). Marche (+21,9%), Sardegna (+21,6%) e Valle d'Aosta (+19,7%) sono state le realtà dove l'incremento delle sofferenze bancarie è stato più contenuto. La crescita delle sofferenze bancarie - commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - è la manifestazione più evidente dello stato di crisi delle nostre imprese. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi economica che stiamo vivendo, sono tra le cause più importanti che hanno fatto esplodere l'insolvibilità. Inoltre, aggiunge, in questi ultimi tre anni di difficoltà economica, si sono ulteriormente allungati i tempi di pagamento nei rapporti commerciali tra le imprese e tra le imprese e la pubblica amministrazione. Questa situazione ha gravemente indebolito la disponibilità finanziaria soprattutto delle piccole realtà aziendali - afferma ancora il segretario della Cgia - che da sempre subiscono l'abuso della posizione dominante dei loro committenti. Infine, nel momento in cui un'azienda viene dichiarata insolvente, scatta la segnalazione alla Centrale dei Rischi presso la Banca d'Italia, che rende pubblica, all'interno del circuito bancario, detta posizione, compromettendo quasi irreversibilmente i rapporti in essere con gli altri istituiti di credito. Per fronteggiare questa situazione, molte realtà imprenditoriali dichiarate insolventi, soprattutto nel Mezzogiorno, stanno ricorrendo a forme di finanziamento illegale per rimanere a galla - conclude - con il pericolo di finire irrimediabilmente nella rete tesa dalle organizzazioni criminali.