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di Vindice Lecis wROMA Dopo Standard & Poor's e Moody's, anche l'agenzia Fitch ha declassato l'Italia di un gradino portando il rating da AA- a A+ con outlook (previsione di tendenza) negativo. La decisione è motivata con la situazione di vulnerabilità dell'Italia di fronte alla crisi dell'eurozona ma anche sulle esitazioni del governo di fronte all'esplodere della crisi. Per il nostro Paese si parla di indebolimento del profilo di rischio sovrano. In una nota l'agenzia di rating sottolinea che una situazione credibile e complessiva della crisi è politicamente e tecnicamente complessa e ci vorrà del tempo per realizzarla. Fitch ha declassato anche il rating della Spagna, due gradini in meno da AA+ a AA- lasciando aperta la porta a ulteriori bocciature. Prima che l'agenzia dettasse le proprie decisioni, il governatore di Bankitalia Mario Draghi lanciava l'ennesimo monito sulla priorità assoluta dell'Italia di uscire dalla stagnazione, riavviando lo sviluppo con misure strutturali. Draghi ha spiegato che la bassa crescita dell'Italia degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni. Difficoltà che devono preoccuparci e che impediscono alle nuove generazioni di avere prospettive di reddito. Mentre, ha aggiunto, si stanno sprecando risorse preziose e stiamo mettendo a repentaglio non solo il loro futuro ma quello del Paese intero. La terza bocciatura sul merito di credito italiano riguarda proprio la debolezza della crescita economica dell'Italia che rende più difficile la riduzione del debito. Colpisce nella nota di Fitch la valutazione sull'atteggiamento del governo italiano di fronte all'esplodere della crisi: viene ribadita infatti l'iniziale risposta esitante del Governo al diffondersi del contagio e questo ha anche eroso la fiducia del mercato nella sua capacità di far navigare l'Italia attraverso le acque della crisi della zona euro. D'altra parte, sostiene l'agenzia di rating, l'alto livello del debito pubblico e le esigenze di finanziamento del debito, assieme a un basso livello di crescita potenziale rendono l'Italia particolarmente vulnerabile a choc esterni. Nonostante questo l'Italia, secondo le previsioni di Fitch, dovrebbe centrare l'obiettivo di un deficit del 3,9% del Pil con un avanzo primario dell'1%. In poche settimane l'Italia ha dunque subìto tre bocciature al rating sovrano: il 20 settembre da Standard & Poor's, il 4 ottobre (giù di quattro gradini) da Moody's e ieri da Fitch. La reazione del governo è stata la stessa delle precedenti occasioni: la scelta di Fitch era già annunciata, ma, secondo Palazzo Chigi si differenzia da altri giudizi di rating. Le valutazioni sono soprattutto il riflesso del clima di incertezza che attraversa l'Eurozona. A proposito dell'Italia, anzi - viene osservato - apprezza lo sforzo di risanamento e giudica raggiungibili gli obiettivi di deficit. Meno diplomatica la replica del ministro degli Esteri Franco Frattini che ha minimizzato l'ennesimo declassamento: alle Borse non importa granchè, ha detto. Per il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni il downgrade di Fitch non è un elemento nuovo perché queste agenzie agiscono in branco. Il Pd ricorda invece che fu proprio Berlusconi all'indomani di un declassamento di Fitch nel 2006 a chiedere all'allora premier Prodi di dimettersi: Oggi questo declassamento - spiega Cesare Damiano - arriva al crepuscolo del principale responsabile della crisi in cui ci troviamo. Per questo il premier bocciato vada via. Il vicesegretario del Pd Enrico Letta commenta: Il nostro Paese è sempre stato in serie A, ormai il nostro rating è stabilmente in serie B come Polonia e Malta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA