«Le aziende si accorpano e sono più competitive»

Trenta botteghe di Campagna amica in provincia di Pavia: negozi e supermarket con i prodotti dei novemila associati pavesi. È il progetto su cui punta la Coldiretti, pronta a partire bel giro di due settimane con le prime aperture e riconversioni dei negozi aziendali. Ieri, intanto, è stata inaugurata la nuova sede in viale Brambilla 34, sopra il Mac Donald's: oltre cento metri quadrati di uffici eleganti, e sale conferenze ipertecnologiche che vanno a sostituire quelle di piazza Guicciardi abbandonate dopo più di sessant'anni. Otre 50 sindaci e centinaia di agricoltori hanno partecipato alla tavola rotonda "Sulla strada del buon senso" al Borromeo, dove sono stati esposti i prodotti più ricercati della filiera pavese, dalla carta di riso alle creme di bellezza a base di barbera. Protagonisti il presidente nazionale di Coldiretti Sergio Marini, il presidente della provincia Daniele Bosone, l'assessore all'agricoltura Giulio de Capitani e il presidente di Coldiretti Pavia Giuseppe Ghezzi. PAVIA Sempre meno aziende agricole, ma di dimensioni più estese per favorire la competitività. La tendenza all'accorpamento delle imprese agricole in provincia di Pavia è inequivocabile ed è motivato da una serie di fattori: la compravendita, seguita dalla scomparsa di agricoltori senza eredi e dall'incolto, in particolare nelle zone della montagna oltrepadana. La superficie media di un'azienda agricola pavese è passata dai 17 ettari del 2000 ai 26 dell'anno scorso. Al contrario, il numero delle imprese agricole iscritte alla Camera di commercio si è ridotto di circa la metà negli ultimi 15 anni: erano 16mila nel 1995, sono diminuite a 11.600 nel 2001 e sono 7.700 nel 2010. Un caso esemplare è fornito dall'azienda agricola della famiglia Casanova, titolare della cascina Pellegrina, fra Voghera e Montebello. Nell'arco di dieci anni la superficie coltivata, di proprietà o presa in affitto, è raddoppiata: da 100 ettari (1500 pertiche) nel 2000 a 200 ettari (3mila pertiche) nel 2010. I motivi per cui abbiamo raddoppiato la nostra superficie agricola sono molteplici: in particolare, abbiamo acquisito terreni di persone che si davano all'agricoltura nel fine settimana, come secondo lavoro – spiega Silvana Casanova – Alla morte di questi agricoltori part time gli eredi hanno preferito vendere la terra di famiglia e così siamo subentrati noi. Poi, è successo che qualche agricoltore del Vogherese ha venduto l'azienda a causa dei costi di produzione troppo alti: non riusciva più a far quadrare i conti e noi abbiamo acquistato il suo terreno. In questa area dell'Oltrepo di pianura, dove l'irrigazione è scarsa, i Casanova coltivano frumento, erba medica, orzo, piselli e, da quest'anno, sorgo. Ritengo che oggi sia più conveniente avere grandi superfici da coltivare, anche per via delle dimensioni dei mezzi agricoli: noi abbiamo un'azienda a conduzione familiare e, malgrado le dimensioni delle superfici, riusciamo a coltivare senza problemi proprio utilizzando macchinari di proprietà, spiega Silvana Casanova. Per ampliare la dimensione fisica dell'azienda si fa sempre più ricorso all'uso di superfici in affitto: in Italia la superficie agricola utilizzabile in affitto è cresciuta del 52,4% in dieci anni. I fratelli Emilio Paolo Sala coltivano riso e mais a Ferrera Erbognone, alla cascina Gattinera (1500 pertiche). Per chi intende restare in agricoltura l'acquisto di terreni è essenziale per garantire piani di investimento e di sviluppo di lungo periodo – dicono – La terra rimane un fattore insostituibile per accrescere le dimensioni delle imprese agricole e quindi usufruire delle economie di scala necessarie a mantenere adeguati livelli di produttività. Inoltre, vi sono significativi incrementi dei valori dei terreni in quei settori in cui l'attività agricola offre opportunità di reddito. L'aumento delle superfici è collegato anche allo sviluppo della multifunzionalità, cioè lo sviluppo di fonti di reddito parallele come le biomasse o gli agriturismi, e allo scarso ricambio generazionale. Secondo noi, servono politiche nazionali incisive ed efficaci per far ripartire la crescita in agricoltura, in particolare per agevolare il mercato fondiario, favorire l'accesso al credito, aumentare la dimensione economica delle imprese e l'ingresso di giovani – concludono – I nostri governanti dovranno impegnarsi molto di più sul fronte delle politiche per la competitività delle imprese e per l'aggregazione dell'offerta, su cui ci attendiamo molto dalla prossima riforma della Politica agricola comune. Umberto De Agostino