ECCEZIONALE E, INSIEME, NORMALE

di CLAUDIO GIUA Per centinaia di milioni di persone la scomparsa di Steve Jobs è un lutto come accade talvolta con gli uomini e le donne pubblici. Fu così quando furono assassinati i due Kennedy e John Lennon o, in Italia, quando morirono Enrico Berlinguer e Lucio Battisti. È faccenda che riguarda le speranze, le emozioni e i sogni che solo qualcuno riesce ad alimentare. Mi sono detto: forse io vivo così quest'evento, peraltro atteso, perché ho la stessa età di Jobs, 56 anni, e perfino il suo stesso segno zodiacale, Pesci. Poi apro Flipboard, una delle applicazioni che meglio interpretano lo spirito innovativo dell'iPad, e trovo una sezione speciale intitolata "Remembering Steve Jobs" con un'infinità di commenti, ricordi personali, ricostruzioni di una vicenda umana intessuta di genialità e di fallimenti, di prodotti tecnologici-feticcio e di jeans e sneakers, di grandi fortune e di malattie devastanti. Eccezionale e, insieme, normale: ecco cosa di Jobs ha più colpito l'immaginario collettivo. Scrive Walt Mossberg, digital columnist del Wall Street Journal, che lo conosceva bene: Era un gigante che ha influenzato miliardi di vite, una figura storica del livello di Thomas Edison o Henry Ford. Un visionario che aveva creato e portato al successo la Apple, aveva subito l'onta della cacciata dalla sua azienda, non era riuscito a ripetersi con NeXT Computer finendo quasi sul lastrico, aveva avuto una fortuna sfacciata con il film d'animazione "Toy Story" della sua Pixar, s'era ripreso undici anni più tardi la Apple ormai agonizzante facendone il titolo principale del listino di Wall Street e imponendo al mondo intero prodotti rivoluzionari come l'iPod e iTunes, l'iPhone e l'iPad. Di quest'uomo carismatico e travolgente, Mossberg racconta però oggi di quando, durante una visita dopo il trapianto di fegato, lo costrinse a seguirlo nella sua passeggiata quotidiana perché ogni giorno si dava un obiettivo, e quella volta voleva raggiungere un parco lontano un miglio e mezzo da casa sua. A metà percorso vidi che stava male, ci fermammo. Scherzai: se muori qui, già m'immagino i titoli: giornalista lascia agonizzare Jobs sul ciglio della strada. Rise, ma non volle rinunciare. E arrivammo fino al parco. Anche Elserino Piol, il più innovativo manager della tecnologia italiana del dopoguerra, ha incontrato più volte Jobs. Ricorda la sua vivissima intelligenza e la cura maniacale per il particolare: Una volta venne a Ivrea, alla Olivetti. Era il periodo di NeXT. Gli avevamo preparato una serie di meeting al massimo livello, eppure ci sembrava poco interessato, svogliato. Alla fine chiese, contrariato: ma Mario Bellini quando me lo fate conoscere? Bellini era il nostro designer, quello che aveva contribuito a costruire un po' il mito della Olivetti di quegli anni. Jobs era ossessionato dal design, convinto com'era che un oggetto tecnologico dev'essere bello e funzionale. Bellini però stava a Milano, e così dovemmo organizzargli in quattro e quattr'otto una trasferta per farli incontrare.... Dotato di grande carisma, imponeva agli altri le sue scelte anche quando sembravano eccentriche e rischiose. Dopo quasi trent'anni passati a ideare e realizzare hardware insuperabili coniugati a software solidi e, insieme, di facile uso, decise di puntare sugli sconosciuti - per la Apple - mercati della gestione dei contenuti musicali lanciando iTunes, della grande distribuzione in proprio con gli Apple Store, degli strumenti connessi alla rete in mobilità con iPhone e iPad. E vinse ogni scommessa. Un personaggio anche contraddittorio. Diventato un'icona della libertà digitale per aver contrastato, ai tempi che furono, il quasi monopolio di Microsoft nei sistemi operativi dei personal computer, l'ultimo Jobs era un difensore dei "giardini recintati" dove tutto è controllato dal padrone di casa. Scrive Vittorio Zambardino su Repubblica.it: Il suo pendolo oscilla tra individuo libero e individuo egoista: i nuovi mercati di Steve non sono né liberi né paritari. Un solo doganiere, Apple, decide cosa si vende e cosa non si vende. Steve, che era partito con l'immagine di un colpo di martello sull'icona del totalitarismo orwelliano di Ibm (nel famoso commercial di Ridley Scott del 1984), è andato alla fine al polo opposto della libertà, economica in questo caso. Ma Jobs non sarà ricordato per questa involuzione commerciale (ed "etica"), né per il fallimento di NeXT o per aver lasciato in eredità una Apple trionfante, dalla telefonia alla musica digitale, dai tablet ai laptop. Tra cinquant'anni di Jobs si racconteranno le intuizioni (non le invenzioni) e lo spirito con cui affrontava la vita, sintetizzato nel discorso agli studenti di Stanford del 2005: Quando avevo diciassette anni lessi una frase che diceva: se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, uno di questi giorni avrai ragione. Da allora, negli scorsi 33 anni, ogni mattina mi guardo allo specchio chiedendomi: se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quel che sto per fare oggi? Nel caso la risposta fosse no per troppi giorni di seguito, sapevo che dovevo cambiare qualcosa. c.giua@kataweb.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA