Profughi via da San Martino, primi trasferimenti

PAVIA Vorrebbero poter lavorare, vorrebbero potersi costruire una vita, dopo un viaggio che li ha portati lontani da un paese - la Libia - che non è nemmeno la loro casa, ma la terra dove avevano trovato lavoro. Sono operai, idraulici, tanti sono giovani, giovanissimi. I profughi sbarcati a Lampedusa e arrivati nella nostra provincia stanno traslocando, spostati da un comune all'altro. Stanno imparando l'italiano, nella speranza di non essere tagliati fuori, di poter comunicare. Di non doversi trovare un giorno per strada nell'impossibilità di spiegare chi sono, da dove vengono, cosa stanno cercando, dove devono tornare o andare. Ma non è facile. L'albergo ristorante Giannino di San Martino Siccomario ospita tra i quaranta e i cinquanta profughi. Dieci sono stati trasferiti. Hanno lasciato il comune al confine con Pavia, dove hanno seguito il corso di italiano organizzato dall'Acli, e sono stati portati in Lomellina, cinque a Palestro e cinque a Mortara. A Palestro li accoglie la cooperativa sociale Faber. A San Martino ne sono rimasti 31. A Belgioioso c'era ancora un ragazzo ospite della casa accoglienza, ed è stato trasferito a Robbio. Sono spostamenti per ragioni logistiche, spiegano dalla Protezione civile. Domani arriveranno altri cinque profughi sempre a Palestro. La provincia aiuta, le strutture alberghiere si mettono a disposizione. L'accoglienza dei profughi in Lombardia dallo scorso maggio è gestita dalla Protezione civile a livello regionale. In provincia di Pavia sono una decina le strutture che hanno dato - e ribadito - la propria disponibilità all'accoglienza. In provincia di Pavia ci sono 16 richiedenti asilo (dati aggiornati all'estate), tre in attesa di accettazione e 33 con permessi semestrali per motivi umanitari. Il prossimo arrivo, in Lomellina, è previsto per domani. Cinque profughi saranno accolti a Palestro. Anche se proprio da alcuni sindaci lomellini era stato lanciato il no all'accoglienza dei profughi. Ma su questo ci molte associazioni che stanno organizzando per corsi di italiano e non solo, per attività che possano creare accoglienza. Per persone, la maggior parte giovanissime, che hanno bisogno di tornare a sperare dopo aver visto la loro vita sgretolarsi su un barcone. (ma.br.)