«Lavoravano in nero per quattro euro l'ora»
ROMA Sono morte per portare a casa meno di quattro euro l'ora. Per pagare i mutui, per fare la spesa. Lavoravano per sopravvivere, senza contratto, dalle otto alle quattordici ore. Il giorno dopo la tragedia di Barletta, i parenti delle quattro operaie morte nel crollo di una palazzina nel centro storico di Barletta danno sfogo alla loro rabbia, mentre i sopravvissuti raccontano delle crepe in cui si poteva infilare una mano, di scricchiolii e di rassicurazioni arrivate dal Comune pochi giorni prima del disastro che ha inghiottito anche la figlia adolescente dei titolari della piccola fabbrica del seminterrato. Cinque vite spezzate: quelle di Maria Cinquepalmi, 14 anni, e di Matilde Doronzo, 32 anni, Giovanna Sardaro, 30 anni, Antonella Zaza, 36 anni, Tina Ceci, 37 anni, l'ultima estratta dalle macerie. Per tutte le vittime è stata disposta l'autopsia. Davanti al dramma, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede che si faccia chiarezza: L'inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora, impone l'accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità scrive il capo dello Stato in un messaggio al sindaco di Barletta Nicola Maffei, chiedendo l'impegno di tutti, poteri pubblici e privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro. Il Comune era stato sollecitato a eseguire controlli, ha confermato ieri il procuratore capo di Trani Carlo Maria Capristo, sottolineando che sono in corso accertamenti sullo stato del palazzo che si è sbriciolato, su quello che doveva essere costruito nel vuoto a fianco (dove era stato abbattuto un vecchio stabile e dove lunedì erano in corso lavori, ndr) e sull'azienda sottostante per capire come il laboratorio si trovasse lì e se è tutto in regola. Gli investigatori hanno acquisito la documentazione sul sopralluogo effettuato dai tecnici venerdì scorso e quella relativa alle autorizzazioni per i lavori di demolizione. Due le inchieste aperte, con le ipotesi di disastro colposo e omicidio colposo plurimo (al momento contro ignoti), mentre la Guardia di finanza indaga sull'ipotesi di lavoro nero. Lunedì mattina - ha detto Gennaro Antonucci, padre di Manuela, la ragazza incinta riemersa dalle macerie - le crepe si erano allargate, abbiamo fatto chiamare i responsabili dell'impresa che 15 minuti prima del crollo hanno detto che non c'era pericolo. La Regione Puglia, intanto, ha stanziato 200 mila euro destinati al sostegno immediato alle famiglie delle vittime e delle persone rimaste senza casa. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA