Tremonti: «Prima i conti, poi la crescita»
di Paolo Carletti wROMA Per un Paese come l'Italia, la priorità è la tenuta dei conti pubblici, poi – dice il ministro dell'Economia Giulio Tremonti – si potrà pensare alla crescita. Durante la conferenza stampa al termine del vertice Ecofin in Lussemburgo Tremonti dipinge un quadro affatto catastrofico, nello sforzo di convincere che il debito italiano (1.900 miliardi di euro), è sotto controllo. Certo abbiamo un enorme debito pubblico, e questa è una criticità, e il fatto di avere un avanzo primario non basta in questo momento a dare garanzie ai mercati, sui quali ci sono tensioni molto forti sui debiti sovrani. Il ministro mette l'accento più volte sull'avanzo primario dei nostri conti (differenza tra entrate e spese pubbliche senza considerare gli interessi da pagare sul debito pubblico): Per questo i nostri conti tengono anche con crescita zero. Dichiarazioni in linea con quanto afferma il direttore della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, per una coincidenza singolare non lontano, a Bruxelles, per un convegno. Lui che Berlusconi vorrebbe promuovere al vertice di Bankitalia, nomina per ora arenatasi proprio per l'opposizione di Tremonti che invece su quella poltrona vuole Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro, spinto anche dalla Lega. Ma le idee sono più o meno le stesse. Saccomanni sottolinea che l'Ue ha fatto uno sforzo enorme nell'affrontare la crisi del debito. Ora i mercati – aggiunge – chiedono un processo di riduzione del debito che non può che essere negoziato nel contesto internazionale. Secondo il numero due di via Nazionale gli interventi però devono essere graduali, perché misure pesanti creerebbero una recessione catastrofica. Quindi stabilità e riduzione del debito prima di tutto, e dopo, solo dopo, la crescita. Perché la riduzione del debito, se perseguita in modo coerente, significa più tassi di interesse più bassi e quindi maggiore possibilità di crescita e di credito per l'economia. Da Lussemburgo il ministro Tremonti, dopo aver ribadito che siamo sulla strada giusta, perché abbiamo la garanzia che ci viene dall'introduzione del vincolo del pareggio del bilancio, ha ammesso che il rischio contagio sta ora prendendo di mira le banche. La crisi ha epicentro in Europa, soprattutto sui debiti sovrani e da ultimo li vediamo anche sui rischi bancari. La risorsa inespressa per il titolare del Tesoro sono gli eurobond, ma a patto che la gestione della crisi e quindi di questo strumento vada di pari passo con un modello di governance con più disciplina e più controlli. Un sogno per ora, visto che la Germania di eurobond non ne vuol sapere. E le banche italiane? Quelle per Tremonti sono al sicuro: I rischi è vero si stanno estendendo alle banche ma per l'Italia il problema non c'è visto che i conti pubblici tengono anche con la crescita zero. Insomma, un'analisi piuttosto ottimistica, e che punta sul consolidamento della stabilità per rinviare la crescita a tempi migliori. Ma che si va a scontrare con quanto chiedono parti sociali e opposizioni in Parlamento, e anche con quelle che – sulla carta – sarebbero le intenzioni del governo. Tanto da far ironizzare il segretario del Pd Bersani: Con questa impostazione ottimistica se andiamo sotto zero i conti possono persino migliorare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA