Lavoro, in un anno persi mille posti
Pavia in prima linea nella mobilitazione contro il "Porcellum", la legge elettorale in vigore che di fatto assegna ai partiti la scelta dei candidati e quindi dei rappresentanti in Parlamento. La richiesta di un referendum abrogativo della legge definita "porcata" dal suo stesso estensore, il ministro Calderoli, doveva essere accompagnata da 500mila firme: da tutta Italia ne sono arrivate un milione e 200mila e a Pavia il risultato è stato eclatante. Le firme certificate in provincia sono state 3177: in tutta la Lombardia ne sono state raccolte di più solo a Milano, mentre la terza provincia lombarda è stata Brescia con "appena" 1165 firme, un terzo di quelle raccolte a Pavia. di Stefano Romano wPAVIA Entro la fine dell'anno in provincia di Pavia si perderanno 910 posti di lavoro: nuovi disoccupati che si aggiungeranno ai 3500 che hanno perso il posto dall'inizio della crisi nel 2007. Migliora, in compenso il quadro della cassa integrazione: il totale delle ore richieste dalle aziende pavesi è diminuito del 18 per cento con un dettaglio del 7 per cento in meno per la cassa in deroga e del 3 per cento in meno per la cassa straordinaria. I dati sono quelli dell'ufficio studi della Cisl che, oggi, porterà 150 pavesi alla manifestazione di piazza della Scala a Milano. La diminuzione di ore di cassa integrazione non deve indurre ad abbassare la guardia – spiega il segretario della Cisl Carlo Gerla –. Il rischio è che con i tagli imposti dalla manovra non si possa finanziare per il 2012 gli ammortizzatori sociali e tagli alla regione i fondi necessari a rifinanziare la cassa in deroga. Se accadesse, si aprirebbe un quadro tragico di licenziamenti. La manifestazione serve proprio a sollecitare interventi di tutela in questo senso. I dati più allarmanti sono quelli che riguardano il saldo tra assunzioni e uscite dalle aziende di Pavia atteso per la fine dell'anno: gli ingressi nel mondo del lavoro saranno 4790, le uscite (tra pensionamenti, pensionamenti incentivati e licenziamenti) saranno 5696. Il saldo negativo è di 910 posti di lavoro. A pagare il prezzo più alto saranno le aziende piccole e piccolissime, che costituiscono il 97 per cento del tessuto produttivo provinciale. Nelle aziende da uno a 10 dipendenti è previsto un saldo negativo tra ingressi e uscite di 770 persone, mentre nelle aziende da 10 a 49 dipendenti il saldo negativo sarà di 200 unità. A confermare il trend per il quale le grandi aziende tornano ad assumere prima di quelle di minori dimensioni, il dato che riguarda le ditte con oltre 50 dipendenti per le quali entro la fine dell'anno si prevede un saldo positivo di 60 dipendenti. L'emorragia di posti di lavoro avrà un impatto diverso sui diversi settori economici: le costruzioni si confermano il settore più in difficoltà con la previsione di 330 posti di lavoro in meno, l'industria perderà 270 posti di lavoro, mentre il commercio (che da solo rappresenta il 22 per cento dell'economia pavese) perderà 90 posti di lavoro. Significativo anche il dato che riguarda gli avviamenti al lavoro nella prima parte del 2001: secondo il dossier dell'ufficio studi della Cisl, il 65 per cento dei neo assunto (quindi quasi due terzi) ha avuto un contratto precario. Predominano le assunzioni a tempo determinato, i contratti di somministrazione (quando il lavoratore viene inviato in azienda da un'agenzia interinale) e i contratti a progetto. Depurati dalle collaborazioni di giovani che aprono la partita Iva, il dato che riguarda le assunzioni a tempo indeterminato scende al di sotto del 30 per cento.