Marcegaglia, ultimatum al governo
di Vindice Lecis wROMA Il tempo è scaduto e l'Italia si trova davanti a un bivio: scegliere la strada delle riforme o scivolare ineluttabilmente nel declino economico e sociale. Il manifesto delle imprese, presentato ieri, è un programma da governo d'emergenza. Per questo le promotrici Confindustria, Abi, Ania, Rete Imprese e Associazione delle cooperative chiedono scelte coraggiose minacciando in caso contrario di interrompere i rapporti col governo. Un nuovo ultimatum e un grido di dolore quello che le imprese inviano all'esecutivo che, infatti, ha reagito con freddezza. Allo stesso tempo la Cgil, pronta a trattare su gran parte dei punti, boccia quelli sulle pensioni e privatizzazione dei servizi. Per salvare l'Italia e per rilanciare la crescita i cinque obiettivi da perseguire sono la spesa pubblica e riforma delle pensioni; la riforma fiscale; la cessione del patrimonio pubblico: le liberalizzazioni e le semplificazioni; le infrastrutture e l'energia. Cinque grandi priorità che devono essere affrontate subito. Sul fisco, le imprese propongono una patrimoniale da sei miliardi per tagliare in questo modo Irpef e Irap. Si tratta di un'imposta dell'1,5 per mille sui patrimoni oltre 1,5 milioni di euro per finanziare il taglio delle tasse a imprese e lavoratori con 4 miliardi complessivi di taglio Irpef e Irap. L'altro pilastro è l'elevazione dell'età pensionabile come nel pubblico impiego, vale a dire a 65 anni a partire dal prossimo anno. Nel 2012 si propone di anticipare l'aggancio automatico all'aumento delle speranze di vita e portare così tra 62 e 68 anni la forcella di pensionamento flessibile col sistema contributivo. Inoltre si propone di riformare il sistema delle pensioni di anzianità, e bloccare l'erogazione di pensioni sotto i 62 anni. C'è anche una lenzuolata sulle liberalizzazioni . Prevede l'avvio di quelle sui trasporti, sui servizi pubblici locali, sulle attività economiche e sui i servizi professionali. Per questi ultimi le imprese indicano lo stop alle tariffe minime o fisse, la riforma degli ordini, la riduzione delle riserve legali. Centrale diventa anche la cessione del patrimonio immobiliare di enti statali e locali. Con adeguati incentivi si potrebbero dismettere le partecipazioni societarie nei servizi pubblici locali così da utilizzare i proventi oltre i limiti del patto di stabilità interno. Infine per le infrastrutture vengono rivendicati investimenti pubblici, l'incentivo del project financing, l'individuazione delle grandi priorità e pacchetti di piccole opere. Il progetto sottoscritto da industriali, cooperatori, assicuratori, banchieri, esercenti è racchiuso in sedici pagine dense come un programma di fine mandato. Ma con spirito costruttivo, assicura Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi , spiegando che non è una cosa contro, è per l'Italia. Non siamo qui per mettere in crisi questo o quel governo. Anche Emma Marcegaglia sottolinea che l'obiettivo delle imprese non è quello delle elezioni anticipate ma punta ad avere risposte immediate e coraggiose dal governo in carica. Non sfugge a nessuno che dopo quattro mesi di appelli quello di ieri appare come una sorta di reale ultimatum all'esecutivo perchè assuma con decisione il tema della crescita. Per la Cgil invece il tempo è già scaduto, commenta Susanna Camusso, perché il governo non è più un interlocutore e se ne deve andare perchè rappresenta gran parte del problema e la sua uscita di scena è condizione per recuperare credibilità sui mercati. Quanto al manifesto delle imprese, la Cgil ne apprezza lo sforzo ma su pensioni e privatizzazioni dei servizi non può esserci alcuna convergenza. Il tempo è scaduto anche per Raffaele Bonanni, segretario Cisl, e servono riforme con larga condivisione. Dal ministro Sacconi arriva invece una bocciatura del manifesto. Le proposte meritano rispetto e attenzione ma sono irrealizzabili su patrimoniali e pensioni. La patrimoniale proposta colpirebbe una larga platea di persone e famiglie e la redistribuzione dei 6 miliardi Irep e Ires avrebbe effetti poco percettibili. Il Pd con Pier Luigi Bersani è pronto al confronto, in particolare sul fisco dove esistono delle convergenze. Faccia lo stesso il governo, incalza il vice segretario democratico Enrico Letta. L'appello al confronto è raccolto dal leader dell'Udc Pierferdinando Casini secondo il quale il progetto supplisce all'assenza del governo che sta rinviando sine die il provvedimento sullo sviluppo. Critici l'Idv che si chiede dove stava Emma Marcagaglia prima del disastro e Diliberto (Pdci) che parla di programma pessimo e spaventosamente vecchio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA