Morì dopo la violenza 30 anni per l'aggressore
ALBUZZANO Ha cercato di scagionarsi sostenendo che al momento del fatto era ubriaco, ma non è riuscito ad ottenere la sperata riduzione della pena, il romeno di 27 anni autore di un crimine incredibile: l'uccisione per violenza sessuale di una donna di 83 anni, cieca e invalida. L'assurda vicenda si svolse il 14 febbraio di due anni fa ad Albuzzano, in via Alessandrini, dove la vittima, Francesca Cristiani, viveva col figlio, in quel momento fuori casa. Il romeno Felician Szilaghyi abitava nella zona e sapeva che il figlio della Cristiani era uscito. Approfittando di questa circostanza, il giovane, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, sfondò la porta d'ingresso dell'appartamento in cui l'anziana, invalida al cento per cento perché affetta da Alzheimer e vasculopatia cerebrale, si trovava distesa sul letto. Il giovane, secondo i giudici, la picchiò e poi la violentò, minacciandola di morte se avesse urlato per chiedere aiuto. Dopo essersi spogliato, il 27enne infierì sull'anziana, in evidente stato di inferiorità fisica e psichica, provocandole ferite varie che ne determinarono la morte, che avvenne all'ospedale di Belgioioso, dove l'anziana fu trasferita, dall'ospedale di Pavia, in seguito all'aggravamento delle sue condizioni. Non fu mai stabilito il motivo di quella folle aggressione, ma la perizia confermò che la morte dell'anziana era da collegare direttamente alle ferite riportate durante la violenza. Per l'imputato fu formulata l'accusa di omicidio volontario: l'uomo avrebbe avuto cioè la volontà di uccidere e comunque agì nella consapevolezza che il suo gesto avrebbe potuto causare la morte della vittima. In primo grado l'imputato, accusato di omicidio, era riuscito ad evitare l'ergastolo grazie al rito alternativo ed era stato condannato a 30 anni di reclusione. Ieri, davanti alla corte d'assise d'appello, il giovane romeno ha dichiarato che non voleva uccidere la donna e che in quel momento era ubriaco e quindi non lucido. Nel corso della requisitoria, la rappresentante della pubblica accusa Laura Bertolè Viale ha sottolineato la gravità del fatto oggetto della causa e, non potendo chiedere un aggravamento della pena per mancanza dell'appello del suo ufficio, ha invocato la conferma del verdetto di primo grado che era stato pronunciato dal collegio del tribunale di Pavia. Il collegio giudicante ha accolto la richiesta, ribadendo la misura di 30 anni che l'uomo sta scontando nel carcere di Torre del Gallo a Pavia. A questo punto sembra improbabile un ricorso alla corte di cassazione. Annibale Carenzo