Due ricoverati all'ospedale per la malaria

di Simona Bombonato wVIGEVANO Diagnosticati a Vigevano due casi di malaria contratti in Africa. E,E., studente di 18 anni ivoriano che vive in città, e una salesiana originaria di Gropello di 78, missionaria in Sud Sudan da 6 e una vita al servizio delle popolazioni del Terzo mondo, si trovano ricoverati al reparto di Malattie infettive tropicali del policlinico di Pavia. Versano in condizioni critiche, ma non dovrebbero essere in pericolo di vita. Sono casi accertati in trattamento, ha confermato dal San Matteo il dottor Giorgio Barbarini, dell'équipe medica specializzata. Per entrambi i pazienti i primi accertamenti sono stati eseguiti dai medici del pronto soccorso di Vigevano, dove sono stati trasportati per quella che inizialmente sembrava una banale influenza. L'esito degli esami del sangue e il fatto che entrambi fossero reduci da trasferte prolungate in Africa non hanno lasciato spazio a dubbi. Malaria, hanno infatti confermato i colleghi di Pavia. Il giovane ha accusato i primi malesseri a qualche settimana dal rientro dalle ferie in Costa d'Avorio. Condizioni peggiorate con il passare dei giorni fino a richiedere una visita di approfondimento in ospedale. Visita urgente come le analisi a cui si è sottoposta la religiosa a 24 ore di distanza. I due casi sono stati diagnosticati a Vigevano tra sabato e domenica scorsa. La salesiana ha parenti sia a Gropello sia a Vigevano ed è molto conosciuta in Lomellina per l'impegno nelle missioni, impegno che nonostante la lontananza ha fatto fruttare anche in Lomellina facendosi promotrice di sottoscrizioni e raccolte fondi a favore dell'Africa. E' tornata in paese un anno e mezzo fa – ha raccontato una cugina per parte di padre, libera professionista a Gropello – Era molto orgogliosa dell'ospedale che era riuscita a far costruire con gli altri missionari in Sudan. Era felice perchè la gente del posto le voleva bene. Dopo gli studi dalle Salesiane, la religiosa ha insegnato nei college della Florida, poi il rientro a Roma negli anni Settanta e dopo ancora la permanenza per alcuni anni a Rozzano, nel milanese, dove si è buttata a capofitto nel progetto di recupero di un vecchio oratorio abbandonato. Il suo desiderio più grande era proprio quello di aiutare gli altri, ed è quello che fa da sempre. Una vita molto attiva e nessuna voglia di rallentare, insomma, nonostante i rischi della guerra e del contesto ambientale. La religiosa aveva contratto la malaria negli anni Sessanta, durante una prima missione in Congo.