Romano, braccio di ferro sulla sfiducia

di Natalia Andreani wROMA Alla vigilia del voto sulla mozione di sfiducia che lo riguarda, il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, ostenta sicurezza. E a fare un passo indietro non ci pensa nemmeno. Anzi. Promette che stamattina sarà in aula per difendersi. Vedrete che dopo avermi ascoltato anche a tanti deputati dell'opposizione verrà una crisi di coscienza, ha detto ieri il ministro di cui la procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa. Romano è certissimo della tenuta della maggioranza davanti a una mozione, presentata nel luglio scorso dall'Idv, che definisce solo un atto strumentale per colpire il governo. La Lega, del resto, ha già messo in chiaro che voterà contro e che pertanto la sfiducia non passerà. Lo ha confermato anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che nei giorni scorsi ha detto di non vedere per quale motivo sfiduciare il collega. E poi appena sei giorni fa, in occasione della presentazione di un libro autobiografico, Romano ha ricevuto un rassicurante messaggio proprio dal presidente Silvio Berlusconi che nel ribadirgli piena stima e profonda fiducia si è congratulato per la sua azione di governo. Dunque nessun timore sul voto di stamane. E men che meno ci sono dimissioni all'orizzonte. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ieri è tornato sul caso. Si sa come noi voteremo. Ma rimango stupito su come si sottovalutino palesi incompatibilità tra ruoli di governo e inchieste delicatissime. Un passo indietro sarebbe doveroso e se non lo fa dev'esserci qualche motivo, ha detto il leader dei democratici. A Bersani replica il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni. Bersani vive fuori dal mondo. E'chiaro che se l'opposizione presenta una mozione di sfiducia, la maggioranza si ricompatta. E' sempre accaduto e credo che accadrà un'altra volta, ha detto l'esponente del Carroccio. La mozione targata Di Pietro avrà il voto a favore anche del Fli. Non è invece chiaro quale sarà l'atteggiamento dell'Udc di Pier Ferdinando Casini che nei giorni scorsi ha glissato su ogni domanda in proposito (eletto per la prima volta nel 2001 nel Cdu di Totò Cuffarò, collegio di Bagheria, Romano aderì poi all'Unione di centro di cui nel 2006 divenne segretario regionale per la Sicilia). Per il Gip di Palermo che ne ha chiesto l'imputazione coatta, Romano, dirigente politico di spessore, sarebbe stato per anni contiguo alle cosche: il 25 ottobre la decisione sul rinvio a giudizio. Il 3, invece, un diverso giudice stabilirà se chiedere alla Camera l'autorizzazione all'utilizzo di alcune intercettazioni fra il ministro e il tributarista Gianni Lapis. Oggetto dell'inchiesta, un giro di tangenti che Lapis avrebbe pagato con denaro proveniente dal tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA