Meno tasse alle imprese poi ritocco alle pensioni
ROMA Subito un decreto per lo sviluppo prima della legge di stabilità. E quello che non era compreso nella manovra, e cioè gli interventi per la crescita, dovrebbe spuntare qui. Il governo ci sta lavorando, pur in un clima di tensione fra Tremonti e Berlusconi. Sul piatto infrastrutture, sburocratizzazione, tagli alle tasse sulle imprese e pensioni. E dell'urgenza di decisioni importanti ha parlato ieri Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit: In Italia il livello dello spread è troppo alto e se si consolida si rischia di mettere in seria difficoltà le imprese italiane, soprattutto le medio piccole Infrastrutture. Il decreto di sviluppo, che potrebbe arrivare anche in settimana, prevede soprattutto misure di sburocratizzazione e per il rilancio delle grandi opere. Per ora si parla di un decreto a costo zero. Ma c'è anche l'ipotesi di una Tremonti Infrastrutture per defiscalizzare (Irap e Ires) gli investimenti di concessionari pubblici. Sul piatto anche la possibilità di esonerare temporaneamente i concessionari dal pagamento dei canoni. Pensioni. Si sta pensando ad un ulteriore intervento sulle pensioni, anche se non in questo decreto (forse nella legge di stabilità o in un aggancio alla delega assistenziale): accelerare l'aumento dell'età di pensionamento delle donne e anticipare al 2012 l'aumento dell'età dovuta alla speranza di vita . Patrimoniale. È una tassa sui patrimoni (immobili e rendite finanziarie) alla quale il premier si dice decisamente contrario. Apertura invece da parte di Confindustria che propone una mini-tassa (1,5 per mille), con una piccola soglia di esenzione. All'ipotesi è favorevole anche la Cgil e parte dell'opposizione, ma solo sui grandi patrimoni, esentando i piccoli proprietari immobiliari. Lotta all'evasione e calo delle tasse. In parte sono voci già presenti nella manovra, ma le parti sociali insistono. Abi e Confindustria spingono sulla tracciabilità dei pagamenti. Forte la richiesta di una riduzione di imposte su lavoratori (per spingere i consumi, come chiedono anche le associazioni del commercio) e imprese (con un calo dell'Irap e dell'Ires sugli investimenti fatti). Liberalizzazioni. È uno dei possibili capitoli dell'intervento del governo. Ma anche una delle richieste di Confindustria, che propone il divieto di tariffe minime, libertà di pubblicità e la riforma degli ordini. Privatizzazioni. Il governo ha già inserito il capito nelle due manovre appena approvate. Gli interventi non avrebbero comunque impatto sul deficit, ma potrebbero solo consentire l'abbattimento del debito pubblico italiano. Meglio vendere le utility locali, visto che le società statali con questo mercato rischiano la svendita.