La ricetta del G20 tremila miliardi per salvare l'Euro

di Andrea Di Stefano wMILANO Tremila miliardi per salvare l'euro: secondo il Sunday Times è uno dei punti di un ambizioso piano su cui hanno lavorato i ministri delle Finanze dei paesi del G20 per espandere il fondo di salvataggio europeo in vista di un default tecnico della Grecia ai primi di novembre. Il piano sarebbe articolato su tre pilastri: il fondo salva stati Efsf dovrebbe essere trasformato in una banca con una capacità di approvvigionamento di capitali fino a tremila miliardi di euro, la Bce coordinerebbe un piano di ricapitalizzazione delle banche europee, vulnerabili anche per effetto dell'allungamento delle scadenze del debito della Grecia, che permetterebbe di far rimanere il paese all'interno della Eurozona. Sul piano, ovviamente, ieri non poteva esserci alcun via libera formale, ma le pressioni per evitare una drammatica crisi peggiore di quella del fallimento di Lehman continuano e il Fmi si sarebbe dichiarato disponibile ad un intervento straordinario di finanziamento anche con il supporto dei paesi emergenti, Brasile in testa. Non è un caso che ieri nuovi appelli alla trasformazione del fondo salva stati siano arrivati dall'interno delle istituzioni europee e dal Fondo Monetario Internazionale dopo il pressing del ministro del Tesoro Usa Timothy Geithner. Dalla riunione dell'Fmi è arrivato un nuovo appello: E' molto importante che Bce e Fondo salva-Stati lavorino insieme per contenere la crisi dell'Eurozona e rafforzare il sistema bancario del Vecchio Continente. La Bce - ha sottolineato Antonio Borges, capo del dipartimento europeo del Fondo - è la sola che può realmente spaventare i mercati. Per questo l'Fmi chiede che la banca centrale giochi un ruolo ancora maggiore. Una risposta dalla Bce è arrivata per bocca del consigliere italiano uscente, Lorenzo Bini Smaghi: Il Fondo salva-Stati deve essere rafforzato e diventare uno strumento realmente efficace per garantire liquidità sui mercati e permettere all'Europa di resistere a qualunque shock. Un'apertura a nuove possibili soluzioni per far fronte alla situazione è arrivata ieri dall'ex presidente della Bundesbank: Va trovata una soluzione rapida e sostenibile della crisi dei debiti sovrani in Europa, perché questo sarebbe positivo non solo a livello nazionale o regionale ma anche a livello internazionale, ha detto Axel Weber. I paesi con ampi deficit - ha aggiunto Weber - devono consolidare le proprie finanze pubbliche il più velocemente possibile. Ma anche i Paesi con i conti pubblici a posto possono contribuire alla stabilità globale. Proprio mercoledì prossimo l'Europa darà il via libera alla prima riforma che metterà le mani nelle casse dei governi che non hanno i conti a posto: la nuova governance Ue, nata dallo choc post-Grecia, non darà più margine di manovra sui vincoli comuni dettati dal Patto di stabilità e di crescita, e soprattutto metterà la camicia di forza ai debiti elevati - come quello italiano - che dovranno scendere rapidamente, pena multe e sanzioni che scatteranno in modo semi-automatico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA