«Sono pochi i posti di lavoro Pronti a lasciare l'Italia»

PAVIA Precariato, nepotismo, mancanza di posti di lavoro e di prospettive per il futuro. E' il quadro in cui versano dottorandi e ricercatori delle università italiane. In Italia la ricerca è finanziata poco e ha subito numerosi tagli – dice Claudia Binda, ricercatrice del dipartimento di Genetica e microbiologia dell'ateneo pavese – è difficile entrare nel mondo accademico come ricercatore: mancano i fondi, i posti disponibili sono saturi, quelli che vanno in pensione non vengono sostituiti e in Italia la percentuale di nepotismi e favoritismi nei concorsi è maggiore che all'estero, dove sono più meritocratici. Il percorso è lungo, dopo il dottorato di ricerca che dura tre anni, non ci sono certezze di poter continuare a lavorare in università. L'anno scorso i dottorandi a Pavia erano 650 (con prevalenza a genetica 22, 16 a ingegneria elettronica e scienze biomediche e 15 a fisica) e per coloro che, pur essendo ammessi, rimarranno scoperti dalle borse di studio le alternative sono due: o trovano loro stessi i fondi o si accaparrano un contributo offerto da fondazioni e enti privati. Finito il dottorato si entra nella fase del post-dottorato, utile per presentare pubblicazioni di settore e per accumulare titoli, importanti per passare il concorso pubblico di ricercatore che funziona ora sulla base dei soli titoli presentati dai candidati, senza nessuna prova d'esame. A percorso finito: 30 anni e un contratto a tempo determinato di 8 anni. La legge Gelmini non prevede più posti di ricercatore a tempo indeterminato, ma appunto 8 anni, pagati un po' meglio del ricercatore che ha un contratto a tempo indeterminato (pochi fortunati del vecchio ordinamento), ma pur sempre otto anni al termine dei quali uno si ritrova sul mercato del lavoro a 40 anni, età che scoraggia alcune aziende dall'assunzione. Chi vuole intraprendere questo percorso dev'essere motivato e attivo – sottolinea quindi Claudia Binda – cogliendo ogni occasione, prima o poi riuscirà, magari non nel campo che voleva e magari non in Italia. La Notte dei ricercatori, iniziativa in contemporanea in tutta Europa che ha animato i cortili dell'ateneo venerdì sera (nella foto), è servita anche a questo, a farei conti in tasca all'università dei tagli. Si cercano alternative. A Pavia per non tralasciare nessun campo del sapere si tenta di far convergere su un medesimo progetto ambiti di studio diversi – spiega Antonio Torroni, prorettore per la ricerca – per esempio il progetto per le energie rinnovabili comprende conoscenze sia di fisica che di chimica. E ci sono alcuni esempi buoni, che fanno sperare. Come nel caso di Fabio Dell'Acqua, ricercatore del dipartimento di Elettronica che si occupa di telerivelamento e lavora a un metodo per usare le immagini satellitari radar al fine di valutare il danno sismico. Un metodo che, una volta messo a punto, si rivelerà utile per capire i danneggiamenti dopo un terremoto e per vedere dove sono più urgenti i soccorsi. Ma il lato economico non è così esaltante. Il meccanismo degli scatti automatici d'anzianità è stato bloccato – dice il ricercatore – s'incrementa lo stipendio con contratti di consulenza alle aziende e con progetti di ricerca di bandi regionali o dell'Unione Europea. Veronica Pozzi