Quel sangue di Amanda sulla scena del delitto

di Annalisa D'Aprile wROMA Il 5 dicembre 2009 la corte d'Assise di Perugia emette il suo verdetto di colpevolezza. Determinanti per la giuria una serie di elementi. A inchiodare Amanda e Raffaele sono le prove scientifiche inconfutabili, che collocano i due ex fidanzati nell'appartamento di via della Pergola la sera in cui la studentessa inglese viene assassinata: il Dna di Amanda e di Mez sulle macchie di sangue repertate in bagno, il profilo genetico della studentessa di Seattle e quello di Meredith su un coltello da cucina, ritrovato dagli investigatori nella casa di Raffaele Sollecito, il Dna dello studente barese sul gancetto del reggiseno della vittima. Sangue misto. È alle tracce ematiche miste rilevate nel bagno piccolo che la corte ha riservato elevata importanza. Si legge nella sentenza che gocce di sangue della vittima sono state ritrovate sullo stipite della porta, sulla tavoletta del copri water, sul tappetino celeste e sull'interruttore della luce; e ancora sangue misto di Amanda e Meredith nel bidet e nel lavandino e su una scatola di cotton fioc; sangue di Amanda sul rubinetto del lavandino. Per i giudici chi entrò in tale bagno aveva le mani macchiate del sangue di Meredith...e scalzo lasciò altre tracce sul tappetino celeste, e sempre in quel bagno per lavarsi del sangue, macchiava le varie cose che toccava e sulle quali si appoggiava. L'autopsia. Rudy non ha colpito da solo. Dagli atti di due processi emerge che più persone hanno ucciso Meredith. Le ferite parlano di una dinamica che richiede la presenza di un secondo colpitore, di un secondo coltello, di un delitto a più mani. Con più aggressori che serrandole con le mani la bocca e impedendole la respirazione, la colpivano ripetutamente cagionandole ferite profonde al collo e alla gola. Il finto furto. La simulazione del furto nella stanza di Filomena Romanelli, altra inquilina della casa, è stata invece per la corte una mera simulazione, assolutamente non attribuibile a Rudy Guede (il terzo coimputato condannato a 30 anni con rito abbreviato). Rudy scappò subito dal luogo del delitto. Lo provano molte testimonianze e non aveva nessuna ragione per simulare il furto, anzi avrebbe solo corso elevati rischi. Gli alibi. La perizia della polizia postale ha accertato che Sollecito non navigò in internet tutta la notte come ha sostenuto. Finì invece di vedere un film alle 9.10 di sera. Nessun segno di attività umane fino alle 5.32 del mattino dopo. Risulta solo un accesso di quattro secondi a Apple iTunes alle 00.58. Ma Meredith a quel punto era già morta perché qualcuno alle 24.10, secondo le celle, buttò i telefonini nel giardino di una villa poco distante dalla casa del delitto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA