Le sette terre della provincia da riscoprire

segue dalla prima pagina L'autunno, forse, è la stagione che meglio si sposa con il territorio di questa provincia perché, in un certo senso, le assomiglia. E' essenziale, gira le spalle agli orpelli, non spreca parole e non si perde troppo in sogni e promesse. Dunque non perdete tempo a interrogare troppo questa stagione su quello che vi porterà. Affidatevi: l'Autunno sa essere generoso. Proprio come questo territorio che dà il meglio di sé quando mette i piedi per terra, ragiona sulle cose concrete, fa affidamento sulle proprie forze. Forse è per queste considerazioni che è da valutare positivamente l'idea delle "sette terre" che sta maturando nell'Amministrazione provinciale affidata da pochi mesi alla presidenza di Bosone. Il vertice di Piazza Italia, in sintesi, si è chiesto se sia ancora adeguata la tradizionale suddivisione del territorio in tre parti: Pavese, Lomellina, Oltrepo. E ha deciso che forse va ripensata: sostituita appunto da sette zone. Le "sette terre", mi viene da battezzarle, se riusciranno ad aderire davvero al territorio. In effetti la tripartizione della Provincia è frutto di un dato culturale, storico e geografico al quale non corrispondeva più una connotazione operativa, una struttura capace di aderire in modo diretto ed efficace alle esigenze di un'area sovra-comunale. Ora ci sono urgenze che impongono una nuova visione del territorio. Innanzitutto perché i bilanci degli enti locali piangono e, finita - si spera - l'ultima semina cementificatrice con l'apporto di oneri di urbanizzazione che, a essere ottimisti, durano giusto per lo spazio di una tornata amministrativa, si scopre che "non c'è più trippa per i gatti". Occorre dunque, in ogni municipio, razionalizzare spese, ottimizzare risorse. La soluzione è certamente l'unione dei servizi dei Comuni che, mettendosi spalla a spalla, possono erogare al minor costo e nel miglior modo i servizi ai cittadini. Ma, in aggiunta, serve incrementare collaborazioni intercomunali per gestire, in modo ottimale, infrastrutture e beni comuni, fornire interventi inderogabili in tema di assistenza sociale, sanitaria, cultura e sport. Il massimo dell'efficienza – e il minimo delle poltrone – dovrebbe essere la ricetta da percorrere su questa strada evitando i non pochi sprechi, i doppioni, le infinite scatole cinesi della stagione delle municipalizzate e delle loro appendici. Ma l'idea delle "sette terre" deve andare oltre la difesa dagli sprechi. La necessità si può trasformare in opportunità. Si può delineare ognuna delle "sette terre" non solo in funzione di ritrovata efficienza e abbattimento dei costi che pesano sugli enti locali ma in vista di una più aderente connotazione alle vocazioni produttive e ambientali, turistiche e culturali che contraddistinguono vaste aree sovra-comunali omogenee. Queste aree già di fatto compongono il mosaico del territorio della provincia. Ora è tempo di portarle alla luce, di definirle con semplicità e chiarezza, aderendo soprattutto alle vocazioni e agli scenari dello sviluppo futuro ed evitando di farne le marche feudali di qualche ras locale. Pavia, la provincia delle "sette terre", suona anche bene. E come i sette re di Roma, i sette samurai e – ovviamente – i sette nani di Biancaneve, le "sette terre" di strada ne possono fare. A patto che sappiano, fronteggiare, fianco a fianco, questa nuova sfida.