Abu Mazen all'Onu, 37 anni dopo Arafat
di Bijan Zarmandili wROMA Un duello senza esclusione di colpi tra Abu Mazen e Netanyahu ieri all'Assemblea dell'Onu. Non credo si possa respingere questa richiesta di riconoscimento, quello assegnare il diritto ad uno Stato ai palestinesi, dice il presidente dell'Anp. La replica del premier israeliano arriva subito dopo: Non sono venuto a prendere applausi, ma a dire la verità e che Israele vuole la pace, ma i palestinesi vogliono uno Stato senza pace. Abu Mazen, salito sul podio dell'Assemblea dell'Onu, non ammette dilazioni. La richiesta formale di uno Stato l'aveva consegnata poco prima nelle mani di Ban Ki-moon, il segretario generale dell'Onu, e una volta di fronte all'assemblea, aveva elencato le angherie subite dai palestinesi in seguito all'occupazione israeliana: la confisca delle case, l'espansione costante delle colonie ebraiche, la pulizia etnica, la minaccia alla stessa esistenza dell'Anp, la profanazione dei luoghi santi. Questa politica provoca lo stop del processo di pace, dunque: che il mondo, l'Onu, riconosca uno Stato ai palestinesi, anche perché noi continueremo una pacifica resistenza del popolo. Al suo arrivo in aula all'Onu, Abu Mazen era stato accolto da un lungo applauso, ma il vero giubilo nei suoi confronti si manifestava nella piazza dell'Orologio a Ramallah, in tutti i centri della Cisgiordania, anche a Beirut: ovunque i maxi-schermi trasmettevano il suo intervento, e un lungo boato di gioia lo ha accolto quando ha citato una frase dello storico leader palestinese Yasser Arafat pronunciata 37 anni fa, nel '74, da quello stesso podio: Non lasciate che i rami d'ulivo cadano dalle mie braccia. Il suo diretto interlocutore, Netanyahu era però uscito non appena aveva cominciato a parlare. Quando è arrivato il suo turno, Netanyahu ha esordito: Tendo la mano al popolo palestinese con il quale vogliamo una pace giusta e durevole. La pace, ma non con una risoluzione dell'Onu. Per raggiungerla, ha detto il premier israeliano, bisogna che ci siano dei negoziati diretti. Poi, uno affondo: la pulizia etnica ci sarà per gli ebrei con lo Stato palestinese. Incontriamoci subito, qui all'Onu, conclude il suo intervento il premier israeliano rivolgendosi al leader palestinese, ma la sfida tra i due avrà presto un seguito, quando la richiesta palestinese arriverà al Consiglio di sicurezza (Ban Ki-moon ha promesso che sarà a breve scadenza). E il suo esito è già segnato: sarà bloccato dal veto degli Stati Uniti. Ma Abu Mazen può vantare intanto una vittoria personale, riuscendo ad imporre la causa palestinese ancora una volta al centro del dibattito mondiale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA