Più veloci della luce Il Cern conferma i test sui neutrini
di Natalia Andreani wROMA Corale, inaspettata, sorprendente. C'è eccitazione al quartier generale del Cern di Ginevra per la scoperta che potrebbe rivoluzionare i fondamenti della fisica a cominciare dalla teoria della relatività di Albert Einstein. I neutrini, hanno confermato ieri i ricercatori, viaggiano ad una velocità di 20 parti per milione superiore a quella della luce. Violando, di fatto, " il limite di velocità" del cosmo sinora conosciuto. Ad illustrare ai colleghi scienziati e alla stampa internazionale i risultati dell'esperimento Opera - che viene ora sottoposto al vaglio della comunità scientifica mondiale - sono stati ieri i due italiani che dal 2006 coordinano il progetto e il lavoro di 160 ricercatori provenienti da 30 istituzioni e 11 paesi: i professori Antonio Ereditato, dell'Università di Berna, e Dario Autiero, del Centro nazionale di ricerche scientifiche (Cnrs) di Parigi. E al termine dell'esposizione e della pioggia di domande, dalle prime di file di fisici, matematici e ingegneri è partito un fragoroso, lunghissimo applauso. L'esperimento condotto potrebbe sembrare semplice. Nell'arco di tre anni i ricercatori hanno sparato ripetutamente fasci di neutrini attraverso la crosta terreste (15mila fasci per ottenere un valore statistico attendibile e accurato). E hanno misurato, con sistemi di altissima precisione (al nanosecondo) il tempo di volo tra la sorgente e il punto d'arrivo. Vale a dire sui 730 chilometri che separano i laboratori del Cern di Ginevra da quelli dell'Istituto di fisica nucleare del Gran Sasso. Ed è qui che è arrivata la sconcertante sorpresa. I neutrini avrebbero dovuto percorrere i 730 km di distanza tra i due siti (con un'incertezza di 20 centimetri) in 2,4 millesimi di secondo, ma in realtà ci hanno messo 60 nanosecondi (60 miliardesimi di secondo) in meno di quanto avrebbero dovuto impiegarci per Einstein. Si tratta apparentemente di una piccola differenza, ha spiegato Ereditato, ma concettualmente è incredibilmente importante. La scoperta è così sorprendente che, per il momento, tutti dovrebbero essere molto prudenti. Non voglio neanche pensare alle possibili implicazioni, ha detto il ricercatore. Tuttavia se l'annuncio è stato fatto è perché al Cern sono ormai certi di non aver commesso errori. I calcoli sono stati rifatti decine di volte perché francamente non ce lo aspettavamo, ha raccontato Autiero. Il primo pensiero che abbiamo avuto era appunto che doveva esserci qualche errore. Ed infatti abbiamo poi passato sei mesi a fare verifiche, aggiunge il professore approdato in Francia dopo la laurea all'Università di Pisa e dieci anni trascorsi nelle viscere del Cern. Ma ogni test ha dato lo stesso esito. Ed è per questo che il Cern invita ora i colleghi di tutto il mondo a eseguire nuove misurazioni indipendenti, come la pratica impone. Il dibattito è dunque aperto e il resto, per ora, è fantascienza. Giappone e Usa, però, i test li hanno già approntati. E si preparano a mesi di intenso lavoro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA