«L'inchiesta resti qui» A Napoli pm contro il gip

di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI I pm di Napoli ha dato parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Gianpaolo Tarantini. L'imprenditore barese, rinchiuso nel carcere di Poggioreale da 22 giorni con l'accusa di estorsione al premier ordita insieme alla moglie Angela e al faccendiere Lavitola, dovrebbe tornare a casa la prossima settimana. La scadenza della misura cautelare è fissata al 26 settembre e ora la parola spetta al Tribunale del Riesame che domani si pronuncerà sulla richiesta di annullamento dell'ordinanza di custodia presentata dai legali di Tarantini. Il Tribunale del Riesame è anche al centro dello scontro divampato ieri tra i magistrati che indagano sul presunto ricatto a Berlusconi e il gip Amelia Primavera che aveva dichiarato la non competenza territoriale di Napoli disponendo l'invio degli atti a Roma. I pm Curcio, Piscitelli e Woodcock hanno fatto ricorso sia al gip sia al Tribunale della Libertà chiedendo la revoca del provvedimento. E all'istanza hanno allegato nuovi atti in cui sottolineano che non esiste certezza sulla competenza territoriale, poiché manca la prova che i versamenti fatti da Berlusconi siano avvenuti a Roma, come invece sostiene il gip. Se il Riesame confermasse la territorialità di Napoli, si aprirebbe di fatto un conflitto di competenza. E così, mentre la procura di Roma attende gli atti dell'inchiesta, quella partenopea è decisa a dare battaglia. In particolare, la procura è convinta che né il memoriale di Berlusconi né la testimonianza della sua segretaria Marinella provino in modo chiaro e circostanziato i pagamenti a Roma. E' fortemente dubitabile, dicono, che la memoria possa, in linea di principio, costituire fonte di prova e comunque elemento probatoriamente interessante. Al contrario, nel merito appare ampiamente lacunosa e comunque nel complesso decisamente inattendibile. Insomma, la memoria di Berlusconi è minata da ulteriori e diverse fonti di prova e sul caso Tarantini, affermano i pm di Napoli, non può accreditare la competenza della procura di Roma. Al riguardo i magistrati sottolineano la seccatura del premier per le dazioni di denaro, riferita dal suo maggiordomo Pezzotti; cosa che fa supporre che quei soldi non erano affatto sostegno liberale a un amico. Nella richiesta al Riesame i sostituti scrivono inoltre che l'on. Berlusconi sembra ricordare perfettamente che tutte le somme destinate a Tarantini siano state erogate e consegnate in Roma, ma "stranamente" non ricorda né l'importo complessivo delle dazioni né gli importi delle singole tranches erogate, né menziona poi tutte le altre utilità da lui stesso destinate a Tarantini, sicuramente apprezzabili e rilevanti ai fini dell'estorsione e della determinazione del "tempus" e del "locus delicti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA