Stranieri, calano gli irregolari

di Marianna Bruschi wPAVIA Sono residenti o stanno avviando le pratiche per diventarlo, arrivano soprattutto dall'est Europa e dal nord Africa, hanno tra i 31 e i 34 anni, hanno frequentato le scuole dell'obbligo e ora lavorano come operai nell'industria o come badanti, e difficilmente hanno un contratto fisso, almeno rispetto ad altre province della Lombardia. Vivono da soli o con la famiglia. E' il ritratto degli stranieri che hanno scelto di vivere e lavorare in provincia di Pavia. Che sono in costante aumento, mentre sta diminuendo il numero di chi non ha un regolare permesso di soggiorno. Sono i dati dell'ottavo rapporto sull'immigrazione straniera, presentato ieri dalla Provincia, nella sala dell'Annunciata. In provincia di Pavia gli stranieri residenti sono 50mila, rispetto ai 9mila del 2001, circa il 500 per cento in più. Il totale, compresi gli stranieri regolari ma non residenti e gli irregolari arriva a 62mila, il 12% della popolazione della provincia. Il 33 per cento viene dai paesi dell'est Europa, il 21 per cento dal nord Africa, il 9 per cento dai paesi asiatici, il 7,1 dall'America Latina e il 6 per cento da altri stati dell'Africa. Serve uno sforzo di conoscenza e incontro – ha sottolineato l'assessore provinciale Brendolise – per una lavoro di rete va trasformata l'emergenza in accoglienza. Gli irregolari sono in calo, sono l'8 per cento del totale, erano il 10 nel 2009. Dei circa 5mila stranieri non in regola con il permesso di soggiorno, la maggior parte arrivano dall'est Europa (1600) e dal nord Africa (1500). Il distretto socio sanitario con più stranieri è quello di Vigevano (11.100) seguito da Pavia (10.100) e Certosa (7.300) che comprende 24 Comuni della zona del Pavese. Dobbiamo accogliere, ma anche gestire – ha aggiunto il prefetto Giuseppe Strano – per dare delle vite dignitose. Pochi lavoratori stranieri hanno contratti a tempo indeterminato, rispetto alle altre province della Regione. Sono soprattutto operai (32 per cento) di industria, terziario, edilizia e agricoltura, mentre badanti e colf sono quasi il 15 per cento. Abbiamo un livello ancora basso di integrazione – commenta il presidente della Provincia Bosone osservando i dati del documento – bisogna lavorare su questo partendo dalle scuole. Guardando i dati del 2001 si nota che non c'erano né stanieri in cassa integrazione o in mobilità (che adesso sono lo 0,7 per cento) e non c'erano nemmeno studenti lavoratori che ora sono l',7 per cento. Sette stranieri su dieci abitano da soli o con la famiglia, il 17 per cento ha una casa di proprietà, una percentuale in aumento. Così come aumenti - in senso opposto - la percentuale di chi vive in condizioni precarie.