E' ARRIVATO IL TEMPO DEI CORAGGIOSI

GINFRANCO PASQUINO Qualsiasi agenzia di rating non ha nessun interesse specifico a promuovere né, tanto meno, a declassare un paese. Offre un servizio di valutazione per i suoi clienti i quali, se l'agenzia sbaglia, la lasceranno. Nelle valutazioni sull'affidabilità di un paese conta, e molto, la credibilità della sua classe politica. La, ricordiamolo, quarta versione della manovra economica, a lungo osteggiata dalla Lega e non gradita a Berlusconi, che non voleva mettere troppo visibilmente le mani nelle tasche degli italiani, è stata valutata positivamente, per adesso, dalla Commissione Europea che ha subito aggiunto e ripetuto che sono necessarie misure che facciano crescere l'economia. La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, dopo non pochi tentennamenti, ha detto che il Presidente del Consiglio se ne deve andare, e non soltanto perché il suo governo non sa da che parte cominciare per rilanciare l'economia del paese. Bossi tuona a favore della secessione della Padania perché deve coprire il vuoto programmatico della Lega e del governo che senza il suo sostegno crollerebbe un minuto dopo. Dentro il Popolo della Libertà è cominciato lo scontro fra i capicorrente che si preparano alla successione. A loro volta i singoli parlamentari stanno facendo un altro, più delicato e più doloroso, conto sulle loro probabilità di essere rieletti se il PdL andrà male alle urne come rilevano tutti i sondaggi. La situazione complessiva del paese appare drammatica. L'Italia non è la Grecia, si dice, ma proprio per questo il fallimento dell'Italia potrebbe travolgere prima l'Euro, poi la stessa Unione Europea retrocessa a mercato comune. Il fallimento non è troppo lontano proprio perché, mentre da più parti continuano le richieste a Berlusconi affinché se ne vada, il Presidente del Consiglio si arrocca nella sua incredibile sicurezza di durare fino al 2013. Forse i suoi consiglieri gli hanno già suggerito che un buon ritiro eviterebbe guai maggiori al Paese, di cui Berlusconi ha detto di essere capo del governo a tempo perso, ma soprattutto al suo partito e ai moderati che Berlusconi sostiene di rappresentare. E' la cattiva politica del governo e del suo capo che hanno ridotto l'Italia in condizioni economiche difficilissime. Non sembra che questa consapevolezza abbia effettivamente raggiunto Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli e la villa di Arcore. Sembra, invece, che la soluzione finisca per venire, non da qualche atto nobile e lungimirante (evitare guai peggiori, tutti in agguato), ma da qualche incidente di percorso: il voto a favore dell'arresto del deputato Milanese (già stretto collaboratore del ministro Tremonti), la condanna in primo grado di Berlusconi nel processo per corruzione dell'avvocato inglese Mills, qualche ulteriore intercettazione compromettente nello scandalo sesso-affari, Berlusconi-Tarantini-Lavitola. Più tempo Berlusconi prende per rimanere formalmente a capo, ma non alla guida attiva, del governo, meno tempo sarà disponibile per risanare il paese. Se Sansone vuole morire insieme ai Filistei, qualcuno deve mandare via Sansone prima che esegua il suo malsano gesto. Tocca ad una coalizione di responsabili e coraggiosi che deve comprendere coloro che nel Popolo della Libertà sanno che trovare un'alternativa ad un capo del governo inadeguato e imbarazzante è un servizio reso all'Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA