Si scava nella vita della famiglia
PIEVE PORTO MORONE Stanno già lavorando a 360 gradi gli investigatori dopo il rogo appiccato davanti all'abitazione al civico 69 di via della Vittoria a Pieve Porto Morone lo scorso sabato sera. I carabinieri della compagnia di Stradella guidati dal capitano Francesco Spera vogliono arrivare alla verità. Vogliono scoprire chi, come e perchè ha acceso quel fuoco le cui fiamme, fortunamente, hanno distrutto solo un portico. E il primo passo, da quanto trapela in ambito investigativo, sarà quello di scavare nella vita di chi in quella casa abita, gli affittuari romeni. Ogni membro della famiglia Unguru che è in Italia da sei anni sarà chiamato a raccontare tutto della propria vita sociale e professionale ai militari che non trascureranno assolutamente nulla. Il capofamiglia, Valentino Unguru, lavora da anni come operaio presso un'impresa edile. Non risulta sia lui a prendere le decisioni sui lavori da intraprendere. Il figlio, invece, è impegnato nel lavoro ma saltuariamente. Gli investigatori pensano che solo sentendo i loro racconti su quanto fanno e quanto hanno fatto giorno per giorno negli ultimi mesi si potrebbe arrivare ad avere idee valide per intraprendere una pista, nelle indagini, piuttosto che un'altra. Ma lasciando sul posto la tanica, chi ha agito ha dato anche un'idea in più agli investigatori. Che, per ora, rimane assolutamente top secret ma che potrebbe anche fare arrivare alla svolta nei prossimi giorni. Una cosa è certa. Si vuole assolutamente cercare di chiudere il caso solo dopo avere rintracciato il o i responsabili. Non importa che mole di lavoro sarà necessario smaltire per arrivare al risultato finale. Intanto ieri è arrivata la conferma definitiva che di fatto doloso si è trattato. Non ci sono più dubbi sulle cause del rogo. Anche se i componenti della famiglia Unguru si dicono stupiti perché, aveva subito spiegato il figlio Alin, non abbiamo e non abbiamo mai avuto nemici. E non abbiamo mai litigato con nessuno da quando viviamo in Italia. Chiara Riffeser