Serie D, il Villalvernia a Chieri in cerca di riscatto

Domani i maestri della derapata si danno appuntamento al motodromo di Castelletto di Branduzzo. Quella in programma dalle 14.30 è la prima gara di drifting del 2011 alla quale prenderanno parte i più forti specialisti italiani. Le loro performance saranno giudicate in base a parametri come la velocità d'ingresso in curva, l'inizio e l'angolo della sbandata e la traiettoria, la fumosità emessa dagli pneumatici posteriori. L'evento di domani a Castelletto comincerà alle 13 con le qualifiche, quindi dalle 14.30 le gare. Biglietti 10 euro a persona (gratuito fino agli 8 anni). VILLALVERNIA Il Villalvernia cerca il riscatto dopo la brutta figura interna contro l'Acqui (0-2). Oggi alle 15 gli uomini di Arturo Merlo giocano in casa del Chieri, una delle formazioni migliori del girone e a punteggio pieno, come il Derthona: Ho parlato a lungo alla squadra e abbiamo lavorato molto in settimana – anticipa Merlo –. So di potermi aspettare molto di più dalla mia squadra. Farò anche alcuni cambiamenti in formazione, necessari per dare una scossa al gruppo e cercare nuove soluzioni. Il modulo 4-3-3 o 4-3-1-2 non è in discussione, cambieranno dunque gli interpreti. Con Massaro squalificato per il rosso di domenica, il ballottaggio per il ruolo di sostegno alle punte Beretta e Mair è tra Promutico, un centravanti puro, per cui il modulo andrebbe a tre punte, e Anania, un centrocampista che verrebbe avanzato nella posizione occupata da Viscomi domenica. A centrocampo recupera Odino da squalifica. Due operazioni di mercato sono inoltre state definite nei giorni scorsi: arriva dal Settimo il mediano Dispenza, classe 90, mentre con la Novese è stato definito lo scambio che ha portato il promettente centrale Mitrotti in biancazzurro in cambio del portiere 21enne Torre. (st.br.) CHIERI (4-4-2): Gozzi; Giai Pron, Cacciatore, Grancitelli, Sandrone; Manasiev, Didu, Campanaro, Parisi; Montante, Santoro, all. Sesia VILLALVERNIA (4-3-3) Basso; Farella, Di Placido, Bagnasco, Patrone; Odino, Balacchi, Manno; Mair, Promutico, Beretta. All. Merlo. ARBITRO: Canadeo di Este. di Pier Angelo Vincenzi wCASTELLETTO DI BRANDUZZO Che sia una delle declinazioni più spettacolari dell'automobilismo sportivo, è fuori discussione. Che sia in grande crescita in Italia, con una media di un migliaio di spettatori (paganti) a gara, anche. Decisamente meno scontate, per ovvie ragioni, sono le sensazioni che si provano a bordo di una vettura da drifting. Ci si sente come su una specie di giostra, con la vettura che procede a velocità innaturale in derapata. I campioni, come spiegava ieri il pilota e istruttore Nicola Tesini, nonché inventore del drifting in Italia, frenano a velocità assurde: Provata a immaginare di tirare il freno a mano, in autostrada, a 130 chilometri l'ora. Bene, i migliori piloti di drifting compiono quest'operazione anche a 160. Velocità apparentemente incompatibili con un controsterzo, per quanto controllato. E proprio per imparare i segreti del drifting si è tenuto ieri pomeriggio a Castelletto di Branduzzo un corso riservato ai privati. Tutti appassionati di questo sport nato in Giappone e dove si impiegano esclusivamente auto a trazione posteriore. Non solo: a trazione posteriore e con motore anteriore così da avere la giusta ripartizione dei pesi. Una vettura con il motore centrale o, ancora peggio, dietro, sarebbe infatti inadatta al drifting che richiede grandi potenze ma anche un retrotreno leggero. In grado quindi di scivolare, letteralmente, sull'asfalto. Ragion per cui in una gara i piloti di drifting, come il campione italiano Simone Pagani, tra gli istruttori del corso organizzato ieri a Castelletto di Branduzzo, arrivano a consumare dalle quindici alle venti coppie di pneumatici posteriori. Tesini ha spiegato i rudimenti di uno stile di guida che costringe a forzare i limiti, anche istintuali, del pilota. La vettura va guidata innanzi tutto con lo sguardo, bisogna girare testa e occhi verso la traiettoria di uscita dalla curva, mai guardare l'esterno della stessa. Perché la vettura, com'è scientificamente provato, va nella direzione in cui il pilota guarda. Certo, la prima reazione, quando l'auto comincia a derapare, è assumere una sorta di posizione difensiva, con tanto di occhi rivolti verso il basso, in un'inutile contemplazione dei tappetini. Ecco il corso serve a questo, a vincere reazioni sbagliate che possono tradursi anche in un'ingloriosa uscita di pista. E contrariamente a quel che si può credere, le vetture da drifting si guidano non tanto con lo sterzo, con cui si imposta la curva e nient'altro, quanto con il gas.