Cilavegna, il sogno italiano

CILAVEGNA E' diventata cittadina italiana coronando un sogno. E' la storia di Jasminka Hadzic, una donna bosniaca di 53 anni, arrivata a Cilavegna nel 1993, mentre era in fuga dalla guerra nel suo Paese. E'approdata in Lomellina grazie a un progetto della Caritas. Oggi, dopo aver anche trovato lavoro, può finalmente essere considerata una cittadina italiana. Ero una disegnatrice meccanica _ racconta _ e lavoravo nella fabbrica di armi a Novi Tramnic in Bosnia. Era uno dei luoghi più pericolosi dove stare, dal momento che erano alte le possibilità che ci fossero dei bombardamenti. Con i miei figli cercai un modo per fuggire. Mi indicarono uno di quelli che si chiamavano pullman salva vita. Bisognava stare attenti alcuni portavano direttamente nei campi di sterminio. Nel mio caso fummo fortunati, dal momento che il pullman ci portò nell'isola di Obonian, dove fummo tenuti per un periodo come prigionieri. Jasminka rispetto agli altri presenti nel campo fu comunque fortunata dal momento che era in cucina. Mangiavamo una volta al giorno _ ricorda _ soprattutto riso bollito. In quella zona rimasi un solo anno, poi seppi che una mia cugina mi aspettava sulla costa, dove con un altro pullman saremmo arrivati in Italia. Anche in quel caso il possesso di un passaporto facilitò il passaggio di Jasminka che arrivò subito a Cilavegna appoggiandosi al programma di accoglienza della Caritas. Il primo anno lo dedicai _ racconta _ ha imparare la lingua italiana e i bambini furono subito mandati a scuola.Nel giro di un anno sono riuscita a trovare lavoro in uno studio tecnico come disegnatrice. Tutto per Jasminka va per il meglio nei primi anni in Italia: finita la guerra riesce a incontrare ancora i propri genitori. I miei figli sono cresciuti _ spiega _ oggi hanno più di vent'anni e hanno trovato lavoro. (a.ball.)