Prezzi bassi o servizi? Sfida tra mini e maxi
PAVIA Senza nemmeno scendere dalla bicicletta, fuori dal negozio, un signore chiede quattro uova. E la commessa gliele porta, salutando anche la bimba sul seggiolino. Una scena come questa si può vedere soltanto in un piccolo negozio. E infatti siamo da Griffini, in via Aselli Abbiamo tanti clienti abituali, sia anziani che giovani, che preferiscono venire da noi piuttosto che andare in un supermercato – spiegano le commesse –. D'altronde un prodotto artigianale come il nostro non regge il confronto con quelli industriali. Un rapporto più umano, una qualità in media più alta e la comodità di trovare quello che si cerca sotto casa senza fare i chilometri in automobile: queste le caratteristiche che porterebbero molti pavesi a preferire il piccolo negozio di quartiere alla grande distribuzione. Certo, il prezzo è più alto – dice una cliente –. Ma è più immediato parlare con qualcuno che conosci, e che sa già quello che ti piace. E se una penna non funziona da noi puoi tornare indietro e cambiarla – aggiunge Simona della cartoleria di via Olevano –. Anche la qualità dei materiali è più alta. La crisi c'è per tutti, e anche i piccoli negozi fanno fatica. Ma qualcuno li preferisce. Almeno finché non chiudono. Prima andavo sempre all'alimentari qui sotto, ma poi ha chiuso – sostiene Olga Grossi, che abita a Città Giardino e ha 76 anni –. Sono anziana, e di andare lontano in bicicletta non me la sento. Ora per la spesa devo aspettare il sabato, quando mio figlio va al supermercato e fa la spesa anche per me. Qualcuno infatti continua a preferire la grande distribuzione, soprattutto per i prezzi più bassi. Qui trovo tutto, a meno che altrove e potendo arrivare fino a qui in macchina – sostiene Andrea fuori dal Carrefour della Vigentina –. Perché dovrei andare da un'altra parte?. Non tutti i piccoli commercianti infatti vedono l'uscita dal tunnel della crisi. Leonardo Petrillo fa il calzolaio, e da due anni ha una bottega al Vallone. La gente non guarda più la qualità, ma soltanto il prezzo – dice dal suo negozio di piazzale Torino –. Nel centro forse è diverso, ma qui in periferia si fa fatica a chiudere i conti alla fine del mese. I supermercati ci tagliano fuori. Anche al panificio Iorino si vende di meno rispetto a una volta. Al mattino ancora si lavora – dice una commessa –. Ma al pomeriggio non più. E sempre più spesso a fine giornata capita di dover buttare via le cose avanzate. Gabriele Conta