«Azzardo la mossa della procura»

ROMA Un azzardo, una forzatura, uno scivolone della magistratura: non usa mezzi termini il presidente emerito della Corte Costituzionale, Piero Alberto Capotosti, per dar voce alle sue forti perplessità sull'ipotesi che la procura di Napoli arrivi a chiedere l'accompagnamento coatto del premier Berlusconi per sentirlo come testimone nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta estorsione ai suoi danni. Con una mossa del genere, va a farsi benedire il canone della leale collaborazione tra autorità giudiziaria e potere politico; principio più volte richiamato dalla Consulta nelle sue sentenze sul caso Previti, sul lodo Alfano e, da ultimo, quella sul legittimo impedimento. Se mai si arrivasse ad un accompagnamento coattivo, così come previsto dall'art.133 del codice di procedura penale, trattandosi di una limitazione della libertà di un parlamentare sarà necessaria una pronuncia della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera e poi il voto dell'aula di Montecitorio. Tutto ciò - fa notare Capotosti - porterà a un inevitabile allungamento dei tempi, con una pronuncia della Camera che arriverà non prima di Natale. Sarebbe stato preferibile e forse più celere - osserva - cercare di concordare una data attraverso i buoni uffici dell'avvocato Ghedini... In questo modo, invece, anzichè abbreviare i tempi, si perde tempo. Senza contare, poi, che una decisione del genere non fa altro che acuire lo scontro e provocare inevitabili reazioni. In ogni caso, Capotosti non manca di rilevare l'anomalia del fatto che una parte lesa, qual è in questo caso Berlusconi, non voglia presentarsi davanti ai pm.