Dal quartiere Gramegna a scuola con la "chioccia"

Il rione Gramegna si trova alla periferia nord di Pavia, proprio alla fine di viale della Repubblica, ubicato tra piazza di Borgo Calvenzano (Porta Milano) e la ferrovia per Milano, costeggiando il Naviglio Pavese. Il nome del rione deriva da una vecchia cascina che perse la sua importanza dopo la costruzione della linea ferroviaria nel 1800. L'ex cascina è affiancata da una chiesetta eretta nel 1907. Il viale della Repubblica è fiancheggiato fino alla Questura da via Rismondo. Proseguendo verso nord in questo viale c'erano alcune fabbriche importanti. Tra loro spiccavano la Vittorio Necchi per la produzione di macchine per cucire, la Cartiera Burgo per la produzione del materiale da cui ricavare la carta e la Manifattura Carlo Pacchetti per la lavorazione del crine animale e vegetale. Infine in prossimità della chiesetta ci sono ancora tre grossi edifici ed una casetta bifamiliare, annesse alla Pacchetti per i suoi operai, ora gestiti dal Comune. Chiuso il preambolo storico, la realtà del rione veramente abitato è limitato alle case Pacchetti chiamate i vilèt e le case ricavate nella ex cascina. La stragrande parte dei suoi abitanti lavoravano nelle vicine fabbriche. Una volta i ragazzi andavano a scuola in città. All'inizio degli studi i ragazzini della stessa età, o quasi, per frequentare le elementari andavamo e tornavamo quotidianamente a piedi fino alla scuola Carducci di corso Cavour, sia nella bella che nella brutta stagione. Il percorso era lungo circa 2 chilometri abbondanti di cui 1200 metri solo il viale della Repubblica. A quei tempi non c'erano genitori a disposizione per accompagnarli a scuola in bicicletta e siccome erano sempre numerosi, chi aveva qualche anno in più, fungeva da chioccia per vigilare sul loro comportamento onde impedire imprudenze. Ricordo solo due chiocce: Eralda Mariani di tre anni più grande e poi Aldo Granata di due anni in più. Si partiva alle 7 di mattina per arrivare per tempo a scuola prima delle 8.30. Si tornava a casa alle 17 del pomeriggio. L'orario scolastico giornaliero iniziava alle 8.30 fino a mezzogiorno e dalle 14 alle 16 tranne il pomeriggio del giovedì che era libero. La colazione veniva consumata nel refettorio della scuola. I libri ed i quaderni erano contenuti in una cartella che aveva un manico solo ed era portata a mano, però era meno pesante di quelle odierne. Non c'erano zainetti di sorta. Resta comunque il fatto che le camminate quotidiane con la cartella in mano erano faticose! Quando d'inverno nevicava, e che nevicate! Gli uomini in genere ed i papà in particolare si mettevano di buona lena a spalare la neve per agevolare lo spostamento dei ragazzi fino a Porta Milano. Ai primi che iniziavano a spalare la neve si univano altri uomini man mano che si arrivava vicino ad una casa oppure ad una fabbrica, anche con attrezzi spalaneve per rendere facile lo spostamento anche agli operai. In particolare sulla piazza di Porta Milano l'intero sgombero era fatto gratuitamente dagli operai del deposito ferroviario! Che tempi nostalgici di solidarietà spontanea tra gli uomini, sia padri che non, pronti a prestarsi per attenuare le difficoltà ai bambini che andavano a scuola. Non parliamo poi delle gelate che lastricavano di puro vetro i passaggi pedonali. Ricordo un anno in cui giunti a Porta Milano nessuno di noi riuscì a superare la piazza causa della sua conformazione leggermente convessa. Nemmeno a quattro mani si poteva progredire perché appena ci spostavamo un poco avanti il nostro peso ci faceva scivolare indietro. Mortificati del nostro insuccesso tornammo sconfitti a casa nostra. L'uso della bicicletta per andare a scuola era tacitamente consentito da tutti i genitori soltanto dopo la quinta elementare. Alberto Figini