Prosa, stagione di commedie Il via con la satira di Orlando

Marco Paolini torna sul palcoscenico a ragionar di scienza, presentando in "Itis Galileo" i primi studi ispirati alla figura di Galileo Galilei e le domande che da essi nascono: come mai quattrocento anni dopo continuiamo a scrutare le stelle per fare l'oroscopo? chi sono i maghi di oggi? e la scienza, in cosa si è trasformata dal Novecento in poi? Nato da un'idea dello stesso Paolini e Francesco Niccolini, con la consulenza storica di Giovanni De Martis, lo spettacolo è un'indagine narrata, volta a capire come è cambiata la percezione dell'universo e della scienza da Aristotele a Newton, passando per Tolomeo, Copernico, Brahe, Keplero, Bruno e altri filosofi scienziati. Come sempre lo stile di Paolini si distingue per il modo di affrontare tematiche complesse con lo studio dei testi e la ricerca delle fonti, restituendo al pubblico la conoscenza in forma di trovate teatrali dissacranti e ironiche e mai professorali. ITIS GALILEO con M. Paolini. 13 e gennaio ore 21, 15 gennaio ore 16. Capolavoro divertente e brillante della satira illuminista della seconda metà del Settecento, "Il nipote di Rameau"è lo spettacolo che aprirà la stagione di prosa il 21 ottobre. Fu concepito da Diderot come un dialogo immaginario e grottesco fra se stesso e Jean-François Rameau, nipote del famoso musicista Jean-Philippe Rameau. Uomo cinico, geniale, provocatore e scaltro, con le sue posizioni sempre in bilico fra il paradosso e la verità, Rameau riesce a mettere in discussione i valori etici e morali di Diderot, attraverso un gioco narrativo che rovescia continuamente le prospettive. Diderot infatti è fautore di una condotta di vita etica e coerente ma si lascia sedurre dalla capacità del nipote di dedicarsi senza alcuna vergogna ai propri impulsi più meschini e dalla sua onestà nel confessarli. Durante la conversazione immaginata – che si svolge in mezz'ora, dalle cinque alle cinque e mezzo, nei giardini del Palais Royal - Rameau intrattiene il filosofo raccontando episodi della propria vita: confessa senza pudore la propria immoralità, e dà prova del suo straordinario talento di pantomimo e di una sensibilità musicale fuori dal comune. Musicista fallito e adulatore di professione, il Nipote è un un "miserabile di talento", uno "scroccone che sopravvive facendo il buffone di corte nei salotti della borghesia parigina", ma proprio per questo suo essere spregevole e contraddittorio che incarna la cattiva coscienza della società parigina di metà Settecento, Rameau sconcerta e affascina Diderot. Traendo spunto dall'originale pamphlet dell'autore francese e trasformandolo in una messa in scena in abiti moderni, Silvio Orlando, con la collaborazione del drammaturgo pavese Edoardo Erba, riflette sul ruolo dell'intellettuale oggi, ponendo l'attenzione sulla sua presunta autonomia e incorruttibilità, incoraggiando al contempo il dibattito sulla differenza fra cultura d'élite e cultura popolare, sulle ipocrisie e sulle ambiguità della società civile del nostro tempo. Il testo teatrale, fedele alla versione originale, è scritto in forma di dialogo satirico e porta in scena una conversazione fittizia - in cui i due personaggi sono designati con i pronomi "lui" e "io" - che alterna momenti di "altezza" e di "bassezza" e porta a galla le cattive abitudini della società. E sebbene le posizioni morali che i due filosofi sostengono siano del tutto opposte e inconciliabili, a tratti, nei passaggi in cui si discute di estetica, sembra esserci una sorta di rispecchiamento e il Nipote di Rameau appare come un alter ego del filosofo. Il dialogo si conclude senza né vinto né vincitore, ma offre spunti di riflessione attuali. IL NIPOTE DI RAMEAU di Diderot. Con Silvio Orlando. 21 e 22 ottobre ore 21; 23 ottobre ore 16.