UNA FIRMA E UN AVVISO DI SFRATTO

LUIGI VICINANZA Da una porcata tante porcate. Citiamo a caso: mai più pensioni e vitalizi per i parlamentari. Bella promessa. Peccato però che tra manovre e retromarce d'agosto la norma sia sparita dal testo governativo. C'è sempre tempo per riproporla in occasione della prossima crisi. Ancora: sacrifici per tutti. Ovvero anche deputati e senatori pagheranno una supertassa. Anzi, chi ha un altro lavoro retribuito si vedrà tagliata l'indennità parlamentare del 50 per cento. Giusto, giustissimo. Peccato che non accadrà. Una manina santa, nottetempo, ha modificato il testo del Senato: prelievo di solidarietà del 20 per cento sui redditi superiori ai 90mila euro e del 40 per cento oltre i 150mila. Esclusa però la diaria che da sola vale 3.500 euro al mese. Bello sconto, non c'è che dire. Insomma non ha alcuna voglia di far sacrifici – come tutti i mortali cittadini – la Casta dei nominati in Parlamento. Costosa e indifferente. Effetto appunto di una porcata: il copyright della raffinata analisi politica sulla legge elettorale in vigore spetta – come è noto - a Roberto Calderoli, il leghista che fa credere di averci migliorato la vita da quando è ministro della semplificazione normativa. Deputati e senatori senza alcun legame con i propri elettori, lontani dai territori, obbedienti solo a se stessi e agli oligarchi dai quali hanno ottenuto in privilegio il seggio. Quando Berlusconi, Tremonti e Bossi – in compagnia di una opposizione divisa e confusa – davano i numeri della manovra, hanno pensato solo a garantirsi il loro status. In una nazione sfibrata qual è l'Italia sono proprio i parlamentari – o almeno la maggioranza di essi - ad alimentare con certi comportamenti quel sentimento di secessione silenziosa dei cittadini nei confronti della democrazia rappresentativa. Per questo motivo credo sia giusto sostenere la raccolta di firme a favore del referendum abrogativo del porcellum. Non per lasciarsi trasportare dal vento dell'antipolitica; tutt'altro. Credo che sia diritto dell'elettore poter scegliere il proprio candidato: eletto dunque, non nominato. Se davanti al baratro della bancarotta il governo italiano appare commissariato dalla Merkel e dalla Banca europea, creiamo almeno le condizioni affinché il prossimo Parlamento abbia una maggiore rappresentatività popolare. Intendiamoci, evitiamo di farci illusioni. Non è una legge elettorale la risposta alla crisi di sistema vissuta dall'Italia. Il referendum – per il quale si raccolgono firme fino al 30 settembre – propone di ripristinare il Mattarellum, il sistema adottato nelle elezioni politiche del 1994, 1996 e 2001: il voto cioè in base ai collegi uninominali più una quota con il proporzionale. Neppure quella era la migliore selezione possibile delle classi dirigenti. Ma sicuramente molto ma molto meglio di quel che è avvenuto dopo con liste inzeppate di amiche, parenti, avvocati e signorsì dell'una e dell'altra parte. Un referendum per riprendere il gusto della politica. Quella che dovrebbe occuparsi del bene comune. Una forma di partecipazione diretta come sono stati i referendum di giugno sull'acqua pubblica e le norme ad personam. Credo che ne valga la pena. Giusto per mandare un avviso di sfratto ai temporanei inquilini di Palazzo Madama e di Montecitorio. l.vicinanza@finegil.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA