Battisti: «Chiedo perdono ma nessun pentimento»
di Fiammetta Cupellaro wROMA Chiedo perdono come responsabile politico. Ma nulla di più, perché di pentimento Cesare Battisti, l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac) condannato in Italia a quattro ergastoli, non vuole sentire parlare. Per la seconda volta in pochi giorni, Battisti torna a parlare del suo passato da un Brasile dove è libero ormai da tre mesi, ribadendo di voler voltare pagina. Così, come è accaduto qualche giorno fa dopo l'intervista rilasciata ad un quotidiano di San Paolo nella quale aveva dichiarato che in Italia c'era quasi una guerra civile e se me l'avessero ordinato avrei ucciso anche le parole di ieri hanno suscitato una valanga di reazioni in Italia. Ospite nella casa di un vecchio amico, Magno de Carvalho a Cananeia, cittadina del litorale paulista, tra poster di Che Guevara, Marx e Lenin l'ex terrorista ha dichiarato di di essere pronto ad una riconciliazione. Chiede perdono per le vittime degli attentati avvenuti in Italia negli anni '70 ammettendo le proprie responsabilità politiche. Il punto – ha tenuto a precisare Battisti – è che tale assunzione di responsabilità riguarda l'aver partecipato ai Proletari armati per il comunismo, e non vuol dire confessione per partecipazione diretta agli attentati. E ha aggiunto la parola pentimento non mi piace è un'ipocrisia, sinonimo di delazione, è legata alla religione. Ha giustificato le sue fughe ribadendo quanto detto più volte: Altrimenti avrei rischiato di pagare con l'ergastolo, delitti che non ho commesso. Il discorso poi passa ad Alberto Torregiani figlio di Pierluigi, il gioielliere ucciso dal Pac il 1979 a Milano, rimasto paraplegico nell'attentato. Ricordo che quella notte quando ho letto la notizia ho pianto – ha detto Battisti – Ho sempre avuto grande compassione per le vittime, vorrei che la si avesse per tutte, da una parte e dall'altra. Ha poi definito triste e infame il fatto di essere stato accusato di quell'omicidio. Dura la risposta di Alberto Torregiani: L'unico modo che Battisti ha per cambiare pagina è che si sottoponga ad un giudizio popolare e tiri fuori le prove della sua innocenza. Anche Adriano Sabbadin, figlio di Lino il macellaio ucciso in provincia di Venezia nel febbraio 1979, non vuole parlare di riconciliazione le sue esternazioni non fanno che crescere la nostra amarezza. Forse, per Battisti è arrivato il momento di tacere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA