Tra Saharawi e Pavia la solidarietà va di corsa
Il mio Nome è Anika, ho 12 anni, e vengo da lontano. Sono arrivata a Borgo Priolo insieme a mio cugino Kaled, ad altri sei amici e giochiamo felici in quest'oasi. Correre nei prati verdi all'ombra degli alberi, come se ci fossero tante oasi tutte attaccate. Penso che questi posti assomiglino molto al paradiso di Halla e sono convinta che un giorno di questi lo incontrerò per strada, lo fermerò e gli chiederò di aiutare il nostro popolo, che ne ha tanto bisogno. Io sono una piccola Saharawi, popolazione che vive nomade nel deserto algerino, perché nessuno vuole concederci un territorio che ci spetta di diritto. Noi viviamo in pace, ma ogni tanto arrivano degli uomini cattivi che ci vogliono cacciare. In questi giorni, i nostri amici italiani ci hanno portato in un posto dove c'è tanta acqua, un luogo simile a quello che ci descriveva il mio papà, che dice che suo nonno viveva in riva al mare (che non so cosa sia, solo che è un deserto pieno d'acqua, come quello che ho visto qui). Un altro giorno siamo stati in piscina, un posto dove l'acqua viene messa dagli uomini dentro una grossa anfora. Lì abbiamo giocato e fatto il bagno, ed io ho cercato di prendere un po' di acqua per portala a casa dalla mia famiglia, che ne ha tanto bisogno. Poi è apparsa Giovanna, un'altra persona molto brava, che è diventata la mia migliore amica. Ha 35 anni, alta, bianca e dagli occhi azzurri, ci viene a trovare tutti i giorni. Un giorno ho avuto mal di denti e lei mi ha portato da un medico che mi ha curato. Io le sono molto affezionata, e lei lo stesso con me. Un giorno Giovanna ha chiesto alla nostra accompagnatrice se era possibile che io venissi adottata da lei. Io sono stata molto felice per la proposta e ci ho pensato tanto. Sono molto attaccata ai miei genitori, ai miei amici, e sono molto affezionata alla mia gente, non potrei mai abbandonare tutti loro. Penso che lei abbia capito tutto questo, ed è così che ha fatto una cosa molto speciale: ha soddisfatto il suo desiderio di tenermi vicino a lei in modo del tutto particolare. Cioè si è fatta adottare da noi. Nel senso che ora lei collabora attivamente nell'organizzazione della Saharamarathon, che si svolge tutti gli anni sui nostri territori, per promuovere la conoscenza del nostro problema agli occhi del mondo intero. Gli organizzatori di questa gara podistica sono italiani e lei viene spesso da noi a coordinare il progetto. E' come se fosse una di noi, un'ambasciatrice del popolo Saharawi nel mondo. Gianni Tempesta