A neo diplomati sono domande impossibili
Ed ecco che, anche quest'anno, il 5 settembre si è ripresentata la roulette dei test di ingresso a medicina. Migliaia di candidati si sono cimentati nella improbabile soluzione di una serie di quesiti. Siamo andati a curiosare tra i candidati alle prove nelle due Università private, la Cattolica S. Cuore (oltre 7000 partecipanti per poco meno di 300 posti), e il San Raffaele di Milano (circa 4000 per 100 posti) e, per l'insegnamento pubblico, l'Università di Pavia (poco più di 1200 per circa 200 posti). La cosa che per prima si nota è una diffusa insufficienza dell'organizzazione. Le segreterie, pur conoscendolo in anticipo, non sono preparate a registrare l'alto numero di iscritti. Negli anni '70 le iscrizioni erano libere e le facoltà scoppiavano per l'alto numero di iscritti. In quegli anni i medici erano diventati troppi rispetto al fabbisogno reale. I vari Governi allora decisero di porre freno alle iscrizione selvagge introducendo i test di ingresso in quasi tutte le facoltà universitarie. Una simile operazione avrebbe dovuto però tener conto del reale fabbisogno di professionisti e non utilizzare criteri di ammissibilità dei candidati che realmente riuscissero a identificare i maggiormente "dotati", "predisposti" a quella determinata professione. Qual è la situazione oggi? Quasi 15 mila medici stranieri lavorano in Italia. E si tratta di persone che provengono in maggior parte da Stati che nel passato hanno accolto un gran numero di lavoratori italiani: I medici di famiglia italiani sono sempre più "vecchi". Gli under 40 sono appena 234 su un totale di 43.985 camici bianchi del settore. Ben 36.504 hanno tra i 46 e i 60 anni, mentre 5.509 hanno tra i 60 e i 70 anni. In compenso, si contano solo 4 "enfant prodige" tra i 28 e i 30 anni. Troppi dentisti, tanti cardiologi ma pochi chirurghi, oncologi e anestesisti: è questa la fotografia dell'Italia in "camice bianco". Già oggi – sottolinea il segretario del Sumai-Assoprof – si avverte una carenza strutturale di circa 5.000 medici tra radiologi, anestesisti e personale dell'area emergenza, ma il punto è che oltre ad assumere meno camici bianchi si continua a formare il personale senza tenere conto dell'andamento della curva demografica del nostro Paese (che invecchia) e, quindi, dei reali bisogni assistenziali del territorio. Ad oggi nel Bel Paese mancano (secondo le stime più rosee) oltre 15.000 sanitari. E allora come risolvere il problema? Anche questa volta il Ministero dell'Istruzione non smentisce la prassi consolidata e sforna 80 domande: 40 di cultura generale, 18 di biologia, 11 di chimica ed 11 di matematica e fisica. Riporto alcuni esempi delle domande per l'ammissione a medicina (andate sul sito del ministero accessoprogrammato.miur.it a "divertirvi" a leggere i test). Nelle cellule degli eucarioti, durante il processo catabolico che porta alla demolizione di una molecola di glucosio, in quale delle seguenti fasi viene liberato il maggior numero di molecole di CO2? Risposte: A) Il ciclo di Krebs B) La glicolisi C) La fermentazione lattica D) Il trasporto degli elettroni E) La fosforilazione ossidativa. La cellula cancerosa è caratterizzata dal fatto che: A) perde l'inibizione da contatto B) blocca il ciclo cellulare in fase S C) non produce fattori di crescita D) cresce indipendentemente dall'apporto di metaboliti E) non è in grado di sintetizzare Dna. Troppe sono così. E sarebbe questo il metodo di scelta dei futuri medici? Ricordiamoci che chi si sottopone al test non è un medico, ma un neo diplomato che non può possedere simili informazioni perché non fanno parte di alcun programma di studi delle superiori. Se sai rispondere a queste domande hai già sicuramente superato esami quali istologia, fisiologia, biochimica. Perché dovrei conoscere queste cose prima di essere iscritto alla facoltà? Le domande si sono rivelate un assurdo insieme nozionistico. È un terno all'otto. Vogliamo provare a proporre questo test a illustri cattedratici, a stimati medici? Potete scommetterci che pochi saprebbero rispondere correttamente. Signor Ministro ci pensi. Signor Ministro vada contro le lobby e modifichi questa assurdità. E non lo sostiene il solito giornalista fazioso e polemico, lo sostiene un giornalista che è anche medico. Paolo Bacchi medico del lavoro