Sport ed educazione alla socialità

Sappiamo che lo sport si presenta come fenomeno ambivalente della vita giovanile e che per diventare vero fattore di educazione, ha continuamente bisogno di verifica delle sue originali e creative finalità ludiche. L'attività sportiva oggi non riesce a sottrarsi alle dimensioni della società dei consumi, che da una parte produce oggetti di soddisfazione e dall'altra crea stimoli per il consumo compiacente di questi oggetti. Lo sport non è esente da questo rullo compressore che sembra essere alternativo al processo educativo. L'immagine del campione sportivo e del vincitore del superenalotto sono un po' i modelli e gli eroi del nostro tempo. L'uomo riuscito è quello che fa quattrini. E nello sport questo tipo di uomo assetato di successo, campione sportivo o tifoso che sia, segue con passione il rito del sabato e della domenica pomeriggio. Ma qui sta la falsificazione dell'uomo, ossessionato dal mito sportivo e dal fascino dei quattrini. Liberarsi da questa ossessione e fascino è un'alta virtù morale. E' da uomini. Compito di tutti è costruire una società non impersonale come l'attuale, ma una società in cui ognuno possa essere se stesso. A questo mira l'educazione. Ma per realizzare ciò è necessario che l'attività sportiva entri nel dominio della pedagogia al fine di recuperare la sua dimensione umana e spirituale. La pedagogia moderna, nel tentativo di costruire un nuovo progetto d'uomo e di società, si appoggia su due necessarie dimensioni: l'affermazione della persona secondo la sua inderogabile originalità e creatività; la capacità della persona di socializzare e partecipare attivamente e responsabilmente alla vita comunitaria. Queste due istanze fanno parte dei diritti inalienabili della persona inserita in una reale vita democratica. Le due istanze possono tradursi in reale dimensione educativa se l'esperienza comunitaria di un gruppo offre la possibilità di corresponsabile programmazione e verifica delle tendenze e delle attitudini personali, in un preciso e concreto contesto sociale. Lo sport costituisce un centro di interesse da cui si può partire alla ricerca degli altri e del mondo, e che ha il vantaggio di essere comune a moltissimi giovani. La lotta contro l'individualismo, la pigrizia, il riconoscimento dei propri limiti, la pazienza e la tolleranza dinanzi ai giudizi altrui, la sapiente distribuzione delle proprie energie, l'atmosfera di gioia nella vita in comune sui campi di gioco, possono essere indubbi fattori di educazione sociale. Ma occorre mettere in grado gli adolescenti di essere critici verso le deteriori suggestioni del mito sportivo della società industriale. L'educazione sportiva diviene così stile e coscienza sportiva, un valore al giusto posto nell'armonico sviluppo della persona inserita nella comunità. L'attività sportiva, quando è al servizio dell'uomo, ha in sé vere potenzialità educative che fanno dell'atleta o dell'uomo che pratica lo sport, una persona semplice, autentica, essenziale, capace di fraternità e di autodisciplina. *Docente a Scienze Motorie