Caso Tarantini La procura pronta a sentire il premier

ROMA Nelle intercettazioni si lamenta al telefono con il direttore dell'Avanti Valter Lavitola perché il denaro atteso dal premier non arriva. Lui risolve i problemi a, vabbè tu dici perché so femmina, ho capito gli compra le case, le sistema, gli trova il lavoro a quattro mignotte e che c...., sto ragazzo fino a prova contraria l'ha preso e lo ha difeso davanti a tutta la stampa dice Angela Devenuto, detta Nicla, o Ninni, moglie di Gianpaolo Tarantini, finita in carcere assieme al marito con l'accusa di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Ma se lui dopo Gianpaolo si è fatto arrivare in casa minorenni, ma perché il problema era Gianpaolo sbotta. Ieri mattina la donna ha fatto rientro nella sua casa di Roma dove era stata prelevata giovedì dagli agenti della Digos, reclusa agli arresti domiciliari per decisione del gip Amelia Primavera, che sabato l'ha interrogata per oltre tre ore nel carcere di Poggioreale assieme ai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Francesco Piscitelli. E' stata accolta, dunque, l'istanza dei difensori, Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, in considerazione di esigenze cautelari affievolite e della necessità che Devenuto, madre di due bimbe di due e sette anni, torni dalle figlie. Mentre resta in carcere, per il momento Gianpaolo Tarantini, si profila invece un'audizione a breve per il premier, in qualità di persona offesa: già nei primi giorni della settimana, i magistrati che indagano sul presunto ricatto potrebbero concordare con palazzo Chigi luogo e data. Per tre volte, secondo i racconti fatti ai magistrati, Angela Devenuto avrebbe incontrato Berlusconi per chiedere il denaro necessario a mantenere un alto tenore di vita: la prima volta, nel novembre 2010, a palazzo Grazioli viene ricevuta in compagnia di Lavitola; la seconda, a villa San Martino, si aggiunge Tarantini. La terza e ultima volta risale a poche settimane fa, quando la donna va a palazzo Grazioli a chiedere 5mila euro per le vacanze a Cortina, ma stavolta la risposta è picche. Di soldi, secondo l'accusa, i tre ne avrebbero incassati tanti dall'estate del 2010. Denaro che per la procura di Napoli è il frutto di un ricatto e per gli indagati un atto di generosità del premier: 500 mila euro che sarebbero confluiti in gran parte nelle tasche di Lavitola (ancora latitante all'estero), più un ulteriore somma, circa 350 mila euro, versati in più soluzioni e in contanti. Finiti dove? In gran parte, quelli consegnati a Tarantini e alla moglie, inghiottiti dalle spese della famiglia, cui sarebbe andato un mensile di 14 mila euro più gli extra, oltre all'affitto pagato. Ti sembrano pochi? chiede Lavitola a Tarantini assillato dalla mancanza di denaro e dai debiti, come i 15 mila euro al salumiere. Ma lui è preoccupato per la moglie senza macchina, o che, devo consentire a Nicla di andarsi a vendere le borse chiede, facendo l'elenco di quanti avrebbero avuto i soldi: Lele Mora che ha avuto 4 milioni di euro, e Emilio Fede se n'è intascati 800 mila. E poi c'è Sabina, che si è sistemata per tutta la vita in una casa che sembra la casa di Onassis. Dei soldi che Tarantini aspetta per risolvere i suoi problemi, 400 mila euro secondo l'accusa sarebbero stati trattenuti da Lavitola, circostanza che l'imprenditore apprende solo successivamente dal suo avvocato il quale, a sua volta, l'avrebbe saputo da Niccolò Ghedini, legale del premier. Lavitola, sfuggito al carcere perché all'estero, è stato cancellato dall'elenco professionisti dell'Ordine dei giornalisti del Lazio secondo quanto previsto in caso di ordine di cattura. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA