Marcia degli «indignados» a Tel Aviv

TEL AVIV La marcia del "milione di dimostranti" è rimasta uno slogan, irrealistico nei numeri delle prime stime concrete. Ma il rilancio della sfida del movimento israeliano degli "indignados", scesi ieri sera nella piazza di Tel Aviv in 500mila c'è stato. Una fiumana di gente, che da varie direzioni si è andata riversando verso il grande anello di Kikar Ha-Medin, la piazza dello Stato, espugnando simbolicamente il luogo delle boutique di lusso riservate a pochi. Qui, sul palco, si sono alternati band musicali e oratori. Intanto, incalzato dalla piazza, il premier Netanyahu ha annunciato l'intenzione di dare il via a un pacchetto di riforme concrete già entro il Capodanno ebraico, vale a dire fine settembre. Netanyahu ha detto di essere deciso a dare immediata attuazione alle raccomandazioni che il governo riceverà dalla commissione di esperti presieduta dall'economista Manuel Trajtenberg, designata dallo stesso premier per dialogare con i dimostranti e individuare modifiche alla politica economica liberale seguita finora. Tra le misure che il governo sarebbe pronto a varare ci sarebbero una riduzione dei carichi fiscali (soprattutto a favore del lavoro dipendente e dei settori più impoveriti della classe media), un aumento dei fondi pubblici per l'istruzione e un programma di costruzione di nuove case popolari per far fronte al caro-alloggi. Per la piazza - che non ha risparmiato neppure oggi poster sarcastici e sfottò al premier - si tratta al momento solo di parole, da parte di un governo sospettato dai più di voler prendere tempo e accusato di non aver dato finora nessuna risposta vera ai problemi. Ma di parole che almeno i componenti dell'ala più diplomatica del movimento di protesta sembrano disposti a mettere alla prova: come conferma l'intenzione di ripiegare ormai quelle tende che - secondo i manifestanti sono un mezzo, non un fine. E possono far spazio ad altre forme di lotta. Intanto si è verificato un incidente diplomatico con Ankara che due giorni fa ha espulso l'ambasciatore d'Israele e sospeso gli accordi militari con il Paese - che rifiuta di scusarsi - dopo la pubblicazione di un rapporto dell'Onu che denuncia l'uso eccessivo e irragionevole della forza da parte dello Stato ebraico, riconoscendo al contempo la legittimità del blocco navale alla striscia di Gaza. Una rottura drammatica nelle forme ma calibrata nella sostanza. E comunque non irrimediabile nel medio periodo ha definito Ron Ben Yishai, uno dei più autorevoli commentatori israeliani, l'incidente diplomatico tra Turchia e Israele.