Prandelli: «Non siamo il Barça Bisogna avere più personalità»

FIRENZE Va a finire che questa Italia si crede chissà chi. È il timore di Cesare Prandelli, artefice di una piccola ma significativa rinascita azzurra. Dopo il disastro Mondiale, la qualificazione a Euro 2012 è davvero a un passo - battere martedì la Slovenia e conquistarla con due turni di anticipo, questa è la mission - ma la vittoria alle Far Oer è servita soprattutto a far scoprire anche al ct i limiti della nuova nazionale, dopo un anno di crescita costante. Basta fare paragoni col Barcellona, che poi alla fine ci si può montare la testa, avvisa al ritorno a Coverciano. Se Cassano è il Messi azzurro, il paragone si definisce da sé. Il fastidio provato da Prandelli è però un altro. Lui un Fantantonio così - precario in rossonero, punto fermo in azzurro - se lo tiene comunque stretto. È la consapevolezza di sé, pregi e limiti tutti insieme, che deve cambiare. Per la stramba serata di Torshvan Prandelli ha una spiegazione squisitamente tecnica Ho visto l'analisi della partita: non avevamo mai affrontato prima d'ora una squadra che ha 10 giocatori in 36 metri – racconta – è un po' quel che capita alle squadre di A quando il giovedì si allenano con i dilettanti. Ma cosa ci succederà quando andremo sotto di un gol, e dovremo recuperare contro una grande che si chiude e difende il risultato? Ci vuole più personalità.