Montanari, nobile penna dotata di ironia
di MINO MILANI Sarà una vecchia formula che ormai impressiona poco, ma mi sembra il caso e il triste momento di ricorrervi, e scrivere dunque che c'è stato, anzi c'è, un lutto nel giornalismo pavese, e non solo in questo. Se ne è andato Novarro Montanari, che per decenni ha lavorato nella carta stampata, con intelligenza, dedizione, capacità: con nobiltà, parola che credo tutto riassuma e conti più di tutto. Non voglio qui fare il suo curriculum, dico solo che, come altri (tutti scelti, tutti di classe) una volta una volta approdato a Milano, ambita ma infine normale meta di ogni professionista cresciuto in provincia, Novarro ha mostrato, oltre al suo personale valore, anche quello della "Provincia pavese", questa vera storica fucina di veri giornalisti italiani. Gli si poteva chiedere ogni pezzo, dalla cronaca al colore, dalla politica alla cultura, dai libri ai motori. Amava il suo lavoro, amava l'impegno quotidiano, mai si tirava indietro. Scriveva con eguale efficacia, con la stessa convinzione, con lo stesso entusiasmo. Ricordo che una volta gli dissi: Novarro tu non sei un giornalista, tu sei una redazione: e lui mi rispose che accettava il complimento ma, se permettevo, ci ridacchiava sopra un po'. Non dimenticherò la tua ironia, Novarro, di cui sapevi fare un uso (mi arrischio a dire) perfetto, cioè sottile, elegante, sempre rispettoso di tutti e soprattutto del lettore. Non dimentico di sicuro la tua capacità di vedere, di capire, di distinguere; la tua fermezza davanti alle tempeste che un giornalista vero fatalmente incontra: più di tutto, avrò nel cuore la tua pietà cristiana di fronte al dolore, alla debolezza, alla disperazione, alla morte. Da tutto questo hai attinto tante e tante delle idee e delle parole mandate in stampa, a nostro orgoglio come giornalisti, a nostra consolazione come gente che lavora.