Da Penati al referendum le spine di Bersani
ROMA Brucia il caso Penati, divide il referendum elettorale. Nel Partito democratico alle prese con le acrobazie quotidiane del governo sulla manovra, il fronte interno ribolle mettendo a dura prova il segretario. Dopo la lettera con cui l'ex braccio destro di Pier Luigi Bersani, sotto accusa per un presunto giro di tangenti a Sesto San Giovanni, ha annunciato di essere pronto a rinunciare alla prescrizione, il Pd passa al contrattacco, deciso a non farsi mettere all'angolo dal Pdl sulla questione morale: Berlusconi e i suoi prendano esempio e finalmente accettino di comportarsi come devono fare i dirigenti politici quando vengono accusati di reati gravi chiede la presidente Rosy Bindi, ricordando che il presidente del Consiglio è stato rinviato a giudizio per diversi reati, tra i quali la corruzione. Negli anni passati Berlusconi si è più volte avvalso della prescrizione per sfuggire ai tanti processi ribadisce il senatore Luigi Zanda, se si vuole veramente essere credibili, non ci si può nascondere dietro questi strumenti. Ma mentre sulla vicenda giudiziaria le fratture si ricompongono, differenze e distinguo sul referendum continuano ad alimentare divisioni tra chi ritiene necessario sostenere l'iniziativa e chi vuole andare avanti sulla strada della proposta di legge presentata in parlamento e, come un gruppo di popolari-democratici (Gianluca Benemati, Rodolfo Viola, Tommaso Ginoble e Giampaolo Foglietti) parla di tradimento della linea votata dalla direzione nazionale. Dopo le firme di Romano Prodi e di Walter Veltroni, il numero dei referendari democratici tuttavia si moltiplica, in attesa che, oggi, la linea ufficiale sia definita in una riunione di coordinamento del partito, con Bersani convinto però che bisogna lasciar lavorare la società civile. Intanto firma per sollecitare il parlamento a legiferare il governatore dell'Emilia Romagna Vasco Errani. Firmano per abolire il porcellum e riportare in vita i collegi uninominali il sindaco di Torino Piero Fassino e l'europarlamentare Debora Serracchiani. Chiama tutto il partito a lanciarsi nella battaglia contro la legge-porcata il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini, e Pierluigi Castagnetti parla di sostegno doveroso. Massimo D'Alema è perplesso: Vorrei cambiare la legge elettorale, ma non per tornare al Mattarellum dice. Contro gli entusiasti si schiera l'ex presidente della Camera Luciano Violante, responsabile per le Riforme: Il referendum deve essere uno strumento per aiutare la riforma presentata dal Pd. Se viene considerato uno strumento per tornare alla legge Mattarella è sbagliato per due ragioni: perché il ritorno a quella legge non è l'obiettivo del Pd e perché con altissima probabilità il quesito verrebbe rigettato dalla Corte costituzionale. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA