Frequenze 4G, parte l'asta offerte per 2,3 miliardi
di Luigi Furini wMILANO L'asta vera e propria comincia domani pomeriggio, ma già ieri al ministero hanno aperto le buste. Si tratta dell'asta di frequenze 4G per la telefonia mobile che sono state lasciate libere dalle televisioni, passate al digitale terrestre. La storia è complessa. Ieri al ministero dello Sviluppo economico (il ministro Romani è un ex dirigente di Mediaset) hanno aperto le buste con le offerte per i 24 lotti di frequenze e con queste si arriva a 2,3 miliardi di euro. Gli operatori di telefonia mobile in lizza sono quattro: Vodafone, 3 Italia, Wind e Tim. Le ultime due hanno fatto offerte per avere, a testa, due lotti da 800 MHz, cioè la frequenza più pregiata (finora utilizzata solo dalle televisioni). All'asta, oggi pomeriggio, ci saranno comunque anche le frequenze meno pregiate, a 1800, 2400 e 2600 MHz. Al governo sperano in rilanci consistenti perché i lotti di frequenze sono sei, i concorrenti sono quattro, ma ciascuno deve ottenerne almeno due per costruirci sopra una copertura di rete adeguata. Insomma, almeno sulle frequenze più pregiate – quelle che permettono di coprire a ombrello tutto il territorio nazionale con servizi voce e banda larga di telefonia mobile – ci sono meno risorse di concorrenti. Ecco perché si prevede una battaglia che farà lievitare l'asta.Prevediamo di avvicinarci ai tre miliardi di euro, dicono al ministero. Resta l'incognita delle emittenti locali che, naturalmente, protestano. Secondo quanto deciso dal ministero, saranno loro a dare le frequenze che domani andranno all'asta. In cambio riceveranno dal governo la somma di 240 milioni di euro (che le tivù considerano troppo bassa). E se queste tivù non fossero d'accordo? Il ministero dell'economia ha inserito una norma che blocca la possibilità delle tv di ricorrere al Tar. I soldi che il governo va ad incassare compensano, comunque, i mancati incassi per la vendita di sei super-frequenze digitali in grado di trasportare, ciascuna, sei canali televisivi. Questa nuova asta si terrà il prossimo 6 settembre e vi potranno partecipare (in base a un regolamento stipulato dallo stesso ministero) soltanto Rai e Mediaset che si spartiranno il bottino. Le tivù locali sono beffate due volte – dice Vinicio Peluffo, deputato Pd e membro della commissione di vigilanza sulla Rai – perché nove segnali ora venduti all'asta alle società dei telefonini erano stati assegnati alle tivù solo sei mesi fa. E poi i 240 milioni di indennizzo sono una cifra solo simbolica. Invece Rai e Mediaset ottengono un grosso regalo. Il Pd ha presentato un emendamento, dicendo che anche queste frequenze potevano essere vendute, con un incasso da parte dello Stato di oltre 1 miliardo di euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA